Addio a Paco de Lucia. Re del flamenco, eroe della fusion

26 Febbraio 2014


È stato a suo modo un rivoluzionario. Armato di chitarra ha saputo, con innata eleganza, prendere per mano uno tra i generi più classici e tradizionali della musica latina e accompagnarlo nel suo percorso di crescita: facendolo incontrare con il jazz e il blues, il pop più raffinato e il folk. Dando vita a un fenomeno fusion che, nella cucina tra stili e atmosfere differenti, ha generato nuovi modi di guardare alla musica. Il mondo della cultura piange oggi Paco de Lucia.

Scompare a soli 66 anni, stroncato da un malore, uno tra i maggiori chitarristi di flamenco mai esistiti, figura di levatura straordinaria nel suo essere interprete eclettico e geniale tessitore di speziate trame sonore. Fatale all’artista spagnolo l’infarto che lo ha colpito sulla spiaggia di Cancun, in Messico, dove stava passando un periodo di riposo dalle tante tournée internazionali e dai continui impegni in sala d’incisione.

Nato a Cadice nel 1947, Paco de Lucia approccia la sei corde fin da giovanissimo. Merito del padre Antonio e del fratello Ramon, entrambi chitarristi professionisti; al pari di quello zio, Sabicas, considerato tra i più grandi interpreti di flamenco mai esistiti. Il giovane Paco cresce totalmente immerso nella musica, mettendo presto in luce le sue doti straordinarie: ha appena 19 anni quando, con il fratello, parte per il suo primo tour americano.

L’approdo negli Stati Uniti è illuminante: cominciano le collaborazioni con grandi del jazz come Chick Corea e Larry Coryell, nella maturazione di uno stile che sa ibridare con originalità il calore della musica latina con gli standard d’oltreoceano. Nel 1980 arriva la consacrazione internazionale: l’album Friday Night in San Francisco , registrato insieme a John McLaughlin e Al Di Meola, conquista le chart di tutto il mondo. Diventando, con oltre cinque milioni di copie vendute, una vera e propria pietra miliare.