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Danzica: un murale di Opiemme per ricordare la poesia di Szymborska

18 agosto 2014

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Molti considerano gli spazi residuali delle grandi città, i muri delle periferie di tutto il mondo, come tele su cui dipingere liberamente. Per lui sono più che altro taccuini, pagine bianche di un quaderno gigantesco: sul quale tracciare esperimenti di street poetry, espressione squisitamente verbale – e dunque poetica – di un fare arte che parla al cuore di chi quelle città le abita, le respira, le mastica giorno per giorno nella propria quotidianità.

Non poteva dunque fare altro se non rispondere con entusiasmo all’invito arrivato dal Monumental Art Festival di Danzica, tra le rassegne più interessanti d’Europa, lo street-artist torinese Opiemme. Autore nella città polacca di un intervento mastodontico, omaggio sentito ad una delle più grandi scrittrici del Novecento: la poetessa Wisława Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996, voce tra le più originali del nostro tempo.

Si estende sulla facciata di un palazzo di dieci piani, alta circa trentasei metri e larga tredici. È una cascata di lettere quella che esplode con la forza di un uragano dal cuore caldo dell’universo, piovendo da un enorme cerchio nero – un astro, il sole stesso, o forse un gate che mette in comunicazione dimensioni diverse – fino a confondersi con il rumore bianco creato per la vista dal pattern di un tessuto di ossessive colature cromatiche.

L’effetto, esteticamente stupefacente, trova forza concettuale nelle teorie sull’origine astrale del linguaggio proposte a suo tempo da Giuseppe Sermonti e poi riprese negli studi di Josè Fernandez Quintano. Esiste una correlazione tra la scrittura e le forme e formule che regolano l’universo? L’immagine delicata di un alfabeto che cade direttamente dal cielo, come sublime polvere di stelle, sembra indurre una risposta fascinosamente positiva.