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Gli autoritratti di Tea Falco in mostra a Santa Monica

7 gennaio 2015

Tea Falco fotograva prima ancora di diventare attrice. Come racconta nella sua biografia artistica, la fotografia è una questione di famiglia: già da bambina, Tea era il soggetto ribelle di sua madre, a cui rovinava gli scatti facendo la linguaccia, a dispetto di quei suoi angelici capelli biondi. Non ci ha messo molto a passare lei stessa dietro la macchina, complice una Zenit regalatale proprio dalla madre.

È in veste di fotografa che si è presentata lo scorso 18 dicembre a Santa Monica, in California, al vernissage della sua personale voluta dall’organizzazione non-profit Building Bridges Art Foundation. Portraits of the Unconscious, questo il titolo della mostra curata da Anna Dusi, presenta al pubblico una serie di autoritratti realizzati a contatto. Nelle stampe di effetto vintage, con toni che virano dal bianco e nero al seppia, Tea re-interpreta se stessa in maniera sognante, a tratti surreale, sicuramente giocosa.

Che sia attraverso la fotografia o la recitazione, Tea Falco va sempre cercando un contatto empatico con l’altro. “È come se l’empatia, questa sensazione di essere connessa agli altri, sia tutto quello che ho”, scrive sul suo sito ufficiale a proposito della mostra. Ed entrambe le arti le servono infatti per costruire o smantellare apparenze e identità, a partire dalla sua persona. Spogliarsi di un ruolo per farsi conoscere più autenticamente, vestirne un altro nel tentativo – letterale – di mettersi nei panni di qualcun altro: sono due modi complementari di condurre una medesima ricerca poetica. “Non siamo che l’uno l’estensione dell’altro”, ribadisce la giovane artista siciliana. “O possiamo esserlo”, aggiunge subito dopo.

Fino al 9 gennaio, insieme ai negativi e alle stampe dei “ritratti dell’inconscio” di Tea Falco, alla Bergamot Station di Santa Monica saranno visibili i lavori di altri fotografi italiani. Alessandro Barattelli, Antonio Di Cecco, Stefano Galli, Alessandro Rizzi, Andrea Tonellotto espongono i loro scatti nella collettiva parallela intitolata Places, curata da Maria Francesca Palmerio e avente per oggetto la connessione profonda tra questi fotografi e i luoghi che hanno esplorato, fisicamente e visivamente. A dimostrazione che l’Italia è ancora un paese di poeti… e viaggiatori, sì.


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