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Archeologia partecipata: la sperimentazione del Museo Egizio di Torino

19 giugno 2016

Museo Egizio, Torino, aprile 2015. Foto: Claudia Giraud

Il Museo Egizio di Torino apre le porte all’archeologia pubblica, una disciplina che – dopo gli esordi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna negli anni Settanta – ha iniziato a diffondersi anche nel resto del mondo e ora, per la prima volta, approda in Italia.
Con l’obiettivo di studiare e sviluppare “metodi e tecniche volte ad ampliare e diversificare il coinvolgimento diretto dei cittadini in attività di ricerca e produzione di dati archeologici“, la prestigiosa istituzione piemontese punta a “sensibilizzare il pubblico sul valore delle collezioni e della ricerca che si fa nel museo, per ricostruirne la storia“, come ha spiegato il direttore Christian Greco.

In tale ottica, una parte del patrimonio museale è divenuto parte dell’applicazione Micropasts, finalizzata alla realizzazione di modelli 3D attraverso un processo di photomasking di oggetti. Su questa piattaforma tematica –  la prima dedicata al crowdsourcing in archeologia, sviluppata dall’UCL – Institute of Archaeology dell’University College London, in collaborazione con il British Museum – sono già confluite alcune opere, come il cofanetto dello Scriba Regale.

Si tratta di una modalità di catalogazione tridimensionale che potrà essere implementata da contributi spontanei, semplicemente collegandosi alla piattaforma. Come ha sottolineato Paolo Del Vesco, egittologo del Museo Egizio e responsabile del progetto, “i modelli 3D ottenuti con questa metodologia offrono differenti utilizzi sia a livello scientifico che didattico e la disponibilità di una stampante 3D offre a chiunque la possibilità di ottenere una riproduzione fedele all’originale. Di recente si è assistito a una vera e propria rivoluzione nell’ambito della documentazione 3D, tanto da divenire relativamente facile creare modelli tridimensionali utilizzando semplici fotografie digitali. Grazie all’aiuto di chiunque voglia partecipare al progetto sarà possibile offrire a tutti un nuovo modo di fruire dei reperti del Museo Egizio“.

Tra le finalità dell’archeologia pubblica rientra anche il possibile trasferimento sul piano quotidiano degli esiti della ricerca archeologica, con particolare riguardo per le eventuali implicazioni etiche, sociali, economiche e politiche.


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