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Il Centre Pompidou indaga l’Arte Povera

24 agosto 2016

mario merz fibonacci

Ultimi giorni al Centre Pompidou di Parigi per Un art pauvre, ambizioso progetto espositivo che esplora il concetto di “povero” con un approccio multidisciplinare e dinamico.
Curata da Frédéric Paul, conservatore presso il Musée national d’art moderne, la mostra raccoglie un’ampia gamma di testimonianze e coinvolge tutti gli spazi della celebre istituzione culturale francese.

Nel percorso espositivo sono presenti gli interpreti più rappresentativi del movimento dell’Arte Povera, la corrente italiana consacrata dal critico Germano Celant, che raggiunse il proprio apice negli anni Sessanta e Settanta. Tra gli artisti protagonisti di quella stagione – contraddistinta dall’impiego di materiali elementari, di recupero o di provenienza naturale cui viene associato un alto valore simbolico – , Un art pauvre propone Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Mario Ceroli, Luciano Fabro, Piero Gilardi Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio.
Presenti anche altre tre figure imprescindibili dell’arte italiana del Novecento, come Alberto Burri, Lucio Fontana e Piero Manzoni; alla scultura murale Coccodrillo di Mario Merz è affidata l’apertura della mostra.

Con l’obiettivo dichiarato di favorire la rilettura di opere provenienti in gran parte dalla collezione permanente del Centre Pompidou, la mostra estende il proprio sguardo attivando una connessione con l’Architettura Radicale. Il movimento, già al centro dell’evento Superstudio 50 in corso presso il MAXXI di Roma, viene infatti presentato anche nella rassegna parigina, con un focus sull’esperienza di Global Tools, la cosiddetta “scuola di contro-design” che nacque in Italia all’inizio degli anni Settanta.

[Immagine in apertura: Mario Merz, Crocodilus Fibonacci, 1972 © Philippe Migeat – Centre Pompidou, MNAM-CCI /Dist. RMN-GP]


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