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Le città sommerse dell’Antico Egitto, al British Museum

16 agosto 2016

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Fino al 27 novembre, al British Museum di Londra è di scena un evento senza precedenti: con Sunken cities Egypt’s lost worlds (Città sommerse. Mondi perduti dell’Egitto) la prestigiosa istituzione britannica accende i riflettori sulle campagne di archeologia subacquea e sul loro importante ruolo nell’identificazione delle civiltà più affascinanti di sempre.

Per l’esordio di questa specifica tipologia di evento espositivo, il museo si è concentrato sugli esiti di due recenti missioni archeologiche condotte nell’arco di sei anni a largo della città di Alessandria, in Egitto.
Il risultato è stata la riscoperta di due città dell’Antico Egitto rimaste sul fondo del mare per più di mille anni: la loro storia viene delineata attraverso un emozionante percorso espositivo, cui va il merito di fare luce sul lavoro condotto dall’archeologo di fama mondiale Franck Goddio e dal suo team con tecnologie all’avanguardia.

A riaffiorare dalle profondità marine, dopo una sepoltura di oltre mille anni, sono stati una gamma incredibile di oggetti, capaci di delineare, nonostante la scarsità di altre fonti, lo stile di vita delle popolazioni che vivevano nelle cosiddette Canopus e Thonis-Heracleion, sommerse dalle acque nell’VIII secolo d.C.
I reperti, tra cui statue colossali di gioielli in oro e oggetti rituali connessi con il culto di Osiride, riaffiorati grazie alla campagna di archeologia subacquea pongono innanzitutto l’attenzione sull’esistenza di relazioni tra il mondo egizio e quello greco.
In un legame di reciproca influenza, due tra le più affascinanti civilità del mondo antico trovarono punti di contatti grazie alla conquista dell’Egitto ad opera di Alessandro Magno, soprattutto per effetto del rispetto e dell’attenzione dimostrata dal celebre sovrano macedone per i miti, le credenze e le divinità locali.

Con un focus sul periodo compreso tra il 650 e il 100 a.C., la mostra londinese è arricchita dalla presenza di altre opere selezionate a partire dalla collezione museale permanente. E chissà che a questo primo appuntamento non possano seguirne altri in futuro: nonostante l’abbonanza e la qualità delle testimonianze archeologiche rinvenute in questi ultimi anni, le campagne proseguono: stando alle stime di Goddio “il 95% dei reperti restano ancora da scoprire“.