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La scuola “riciclata” di Selgascano a Nairobi

8 gennaio 2017

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Balzato agli onori della “cronaca architettonica” internazionale nel 2015 – con la loro interpretazione dell’ormai tradizionale Serpentine Pavilion di Londra – il duo di progettisti spagnoli Selgascano è recentemente intervenuto in una delle più estese baraccopoli dell’Africa.
Nell’insediamento di Kibera, una zona particolamente disagiata e complessa della capitale del Kenya Nairobi, i due architetti hanno operato insieme a Second Home, dando vita a una scuola destinata a 600 bambini orfani.

Il tratto distintivo del progetto è stata la scelta di reimpiegare i materiali in precedenza utilizzati da José Selgas e Lucia Cano per il padiglione realizzato presso il Louisiana Museum of Modern Art, nell’estate del 2016.
Il progetto ha visto anche il coinvolgimento del celebre fotografo di architettura Iwan Baan che, durante un viaggio nel Paese africano, in visita a Kibera aveva personalmente attestato l’assenza di servizi igienici, di energia elettrica e di un’adeguata copertura in una delle fatiscenti scuole locali, la Kibera Hamlets School. Un’emergenza che lo ha spinto a intaprende un’azione concreta, insieme ai due progettisti spagnoli.

In prevalenza composta da tubolari da impalcatura, pannelli in policarbonato e in truciolato, la struttura del padiglione estivo è stata disassemblata, imballata e spedita a conclusione del periodo di apertura previsto.
Superate alcune difficoltà, la scuola è ora attiva e può accogliere i giovani studenti. “L’architettura e il design – ha osservato Rohan Silva, co-fondatore di Second Homenon riguardano solo il bello: si tratta di fare la differenza nella vita delle persone“.