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Ai Weiwei, regista di un documentario sui migranti nel mondo

12 febbraio 2017

Ai Weiwei documentario Human Flow

Non si ferma l’impegno dell’artista e attivista Ai Weiwei nel sondare e mantenere accesi i riflettori sulla crisi internazionale dei rifugiati. Protagonista nei mesi scorsi della prima monografica italiana – ospitata a Firenze, nella cornice di Palazzo Strozzi, fino al 22 gennaio 2017, Ai Weiwei. Libero è stata visitata da 150.000 persone in quattro mesi – il dissidente cinese è ora a lavoro nella stesura di un lungometraggio dal titolo Human Flow.

Diretta dallo stesso Ai Weiwei, presente nel progetto anche in veste di produttore insieme a Chin-chin Yap e Heino Deckert – mentre Andy Cohen di AC Film, Jeff Skoll e Diane Weyermann di Participant Media sono i produttori esecutivi – la pellicola riunisce insieme filmati e interviste realizzati in oltre 22 Paesi interessati dal fenomeno dei flussi migratori.
Negli ultimi anni, questo tema è stato più volte affrontato dall’artista, anche con i progetti espositivi translocation-transformation a Vienna e #SafePassage ad Amsterdam. Il nuovo lavoro riunisce testimonianze raccolte da 25 troupe cinematografiche, nell’arco di un anno, in Afghanistan, Bangladesh, Francia, Grecia, Germania, Ungheria, Iraq, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Libano, Macedonia, Malesia, Messico, Pakistan, Palestina, Serbia, Svizzera, Siria, Thailandia e Turchia.

Attualmente in fase di post-produzione, Human Flow è un “percorso personale, un tentativo di comprendere le condizioni dell’umanità ai nostri giorni”. Come ha dichiarato lo stesso artista, “Il film è realizzato con profonde convinzioni in merito al valore dei diritti umani. In questo momento di incertezza, abbiamo bisogno di più tolleranza, compassione e fiducia per l’altro dal momento che tutti siamo uno. In caso contrario, l’umanità dovrà affrontare una crisi ancora più grande.”
Tra gli obiettivi dell’operazione, si segnala anche la volontà di manifestare la dimensione della sconvolgente crisi migratoria globale in corso e il “dramma nel dramma” rappresentato dalle insidie e dalle truffe che i migranti si trovano spesso ad affrontare nel loro percorso di ricerca verso una nuova vita.