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World Press Photo 2017: vince il turco Burhan Ozbilici

13 febbraio 2017

È il fotografo turco Burhan Ozbilici, della sede di Istanbul della Associated Press, il vincitore dell’edizione 2017 del World Press Photo. È infatti suo lo scatto che ritrae l’attentatore Mevlüt Mert Altıntaş con la pistola in mano, subito dopo aver assassinato l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, in occasione dell’opening di una mostra d’arte ad Ankara, lo scorso 19 dicembre.

L’immagine – dal titolo An Assassination in Turkey – Un assassinio in Turchia, di cui proponiamo un particolare in apertura – ha fatto in poche ore il giro del mondo, dando feroce e drammatica testimonianza di quella condizione di “odio dei nostri tempi“, come ha sottolineato Mary F. Calvert, tra i membri della giuria. La foto si è imposta sulle oltre 80mila pervenute nell’ambito del noto contest internazionale, al quale hanno preso parte quest’anno più di 5mila fotografi provenienti da 125 Paesi.
Oltre a Burhan Ozbilici – la cui foto, oltre a essere stata dichiarata World Press Photo of the Year 2016, si è aggiudicata anche il primo premio premio nella categoria Spot News Stories – nelle 8 sezioni – ciascuna declinata a sua volta in “scatti singoli” e “storie” – sono stati premiati fotografi di 25 diversi Stati: Australia, Brazile, Canada, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Iran, Italia, Pakistan, Filippine, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Siria, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti d’America.

Le opere selezionate documentano alcuni dei fronti più caldi del contesto internazionale, come il conflitto civile in Siria, l’offensiva su Mosul, l’avvio di una nuova era per Cuba in seguito alla scomparsa di Fidel Castro, il dramma delle malformazioni legate alla diffusione del virus Zika e la “guerra contro la droga” intrapresa dal Presidente della Repubblica delle Filippine, Rodrigo Duderte, documentata senza filtri nel toccante reportage di Daniel Berehulak dal titolo They Are Slaughtering Us Like Animals.

Le tre opere vincitrici della sezione Contemporary Issues hanno inoltre concentrato l’attenzione su ulteriori scenari di crisi del 2016. La prima classificata, A Stand In Baton Rouge di Jonathan Bachman, è infatti divenuta l’immagine simbolo delle proteste tra la comunità afroamericana e le forze di polizia nell’estate 2016; Migrant Crossing di Vadim Ghirda e The Libyan Migrant Trap di Daniel Etter affrontano entrambe il dramma dei migranti, tra i più trattati anche in quest’edizione.
Gli italiani premiati sono Francesco Comello con Isle of Salvation, terzo posto nella sezione Daily Life – Stories; Alessio Romenzi con We Are Not Taking Any Prisoners, terzo nella sezione General news – Stories; Giovanni Capriotti con Boys Will Be Boys, primo classificato nella sezione Sports –  Stories, e Antonio Gibotta – Agenzia Controluce con Enfarinat – terzo posto nella sezione People – Stories