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Antiche meraviglie su carta: i calligrammi dell’Aratea

29 marzo 2017

La comprensione del Medioevo e, nel dettaglio, del livello raggiunto nello studio dell’astronomia, passa anche attraverso un volume straordinario: l’Aratea. Questo prezioso manoscritto, risalente all’820 circa, condensa quasi 2mila anni di storia culturale e costituisce una delle prime testimonianze di uso dei cosiddetti calligrammi.

Con questo vocabolo si intende una specifica gamma di componimenti, soprattutto poetici, nei quali l’autore non si limita a “scrivere” nel senso proprio del termine. Egli, infatti, concepisce anche una o una serie di raffigurazioni, impiegando direttamente le parole, connesse al principale filone tematico della trattazione.
Nella letteratura di tutti i tempi non mancano le testimonianze di uso dei calligrammi; ad esempio, tra Ottocento e Novecento, lo scrittore e drammaturgo francese Guillaume Apollinaire ne fece ampio ricorso.

Suscita sorpresa rintracciare, anche nel IX secolo, alcuni calligrammi all’interno di un manoscritto. Nelle pagine dell’Aratea, infatti, tale modalità è impiegata per descrivere le costellazioni. Le “immagini fatte di parole” risultano legate le une alle altre e, pur nella loro varietà, sono unificate dalla presenza di alcuni punti rossi. Si è scoperto come, in ciascuna raffigurazione, la disposizione di questi elementi grafici non sia casuale: essi mostrano infatti la posizione delle stelle nel cielo.


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