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I fotografi professionisti che hanno vinto ai Sony World Photography Awards 2017

23 aprile 2017

Con la nomina del belga Frederik Buyckx a Photographery of the Year, si è conclusa l'edizione 2017 del più esteso concorso fotografico internazionale, i Sony World Photography Awards. Se la serie vincente - Whiteout - documenta in modo sottile e poetico la trasformazione del paesaggio naturale - e di chi ancora lo abita - all'arrivo dell'inverno, i fotografi italiani si sono distinti da par loro per aver catturato altre evoluzioni in corso nel mondo. Terzo piazzamento nella categoria Architettura per Diego Mayon, che ha condotto un'indagine visiva sull'aspetto esterno dei bordelli ad Atene, dove la prostituzione è legale: tra le diverse tipologie di case chiuse, gli "Studio" fotografati all'esterno dall'italiano si caratterizzano per una certa discrezione e l'intento di comunicare in facciata un certo grado di rispettabilità. Terzo anche Lorenzo Maccotta, nella sezione Storia Contemporanea, che in Romania ha osservato la vita lavorativa dei tanti modelli e modelle che - complice la disoccupazione - sono impiegati nella fiorente industria delle webcam per adulti. Intima e personale è la serie My (m)other, che ha permesso ad Alice Cannara Malan di salire sull'ultimo gradino del podio nella categoria Vita Quotidiana: una riflessione concettuale, eppure capace di suscitare nell'osservatore, sui rapporti familiari e tutto il non-detto che lo stesso riesce a permanere tra persone così profondamente legate. Il vero trionfo italiano è però quello di Alessio Romenzi, fotoreporter che ha coraggiosamente testimoniato con i suoi scatti la guerra in Libia e in particolare l'assedio di Sirte, che è stata liberata dall'occupazione dell'ISIS a un costo - in termini di vite umane e sofferenze - ancora incalcolabile. Non si sa quanti fossero gli occupanti prima che iniziasse l'offensiva, lo scorso maggio; non si sa quanti di loro siano stati uccisi. Come dichiara la serie fotografica di Romenzi dal suo stesso titolo, quel che è certo però è che in questo conflitto non si facevano prigionieri (We are taking no prisoners).


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