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Il MoMA di New York celebra l’arte di Robert Rauschenberg

19 maggio 2017

Rauschenberg in his Pearl Street studio, New York, March 1958. Works, left to right: Charlene (1954), Untitled (c. 1954), and a partial rear view of the second state of Monogram (1955–59, second state 1956–58). Photographer: Dan Budnik. Courtesy Robert Rauschenberg Foundation Archives, New York. © Dan Budnik, all rights reserved

Dopo la grande mostra della Tate Modern di Londra, conclusasi lo scorso 2 aprile 2017, Robert Rauschenberg “torna in patria” per un atteso appuntamento espositivo che ripercorre 60 anni della sua produzione. Figura chiave dell’arte made in USA del secondo dopoguerra, il fotografo e pittore è infatti al centro di un’ampia retrospettiva, concepita dai curatori nella forma di una “monografia aperta”. Esposte oltre 250 opere, tra dipinti, sculture, disegni, stampe, fotografie, registrazioni sonore e video.

Scomparso nel 2008, viene per la prima volta da allora omaggiato al Museum of Modern Art di New York con un percorso espositivo che intende mette in evidenza la singolare portata del suo contributo. Spostandosi tra i linguaggi, intercettando pittura, scultura, fotografia, tipografia, tecnologia, design e performance, Rauschenberg è sempre riuscito a mantenersi a distanza dalle definizioni univoche e dai confini convenzionali: una scelta manifestata tanto nell’arte quanto nella vita.

La mostra punta a far luce anche sul fondamentale ruolo, nella visione dell’artista, rivestito dal confronto con le altre persone: “Personalmente amo il contatto sensuale dell’atto collaborativo. Le idee non sono beni immobili”; un atteggiamento che si riflette nella scelta costante di relazionarsi con il pubblico, ma anche con gli specialisti delle altre discipline. A contraddistinguere la carriera di Rauschenberg furono infatti anche alcune importanti collaborazioni, con colleghi performer, coreografi, musicisti, artisti visivi. Queste figure “entrano nella mostra” neyworkese, attestando il rilievo dello scambio di idee nella visione di Rauschenberg: è il caso di Trisha Brown, John Cage, Merce Cunningham, Sari Dienes, Jasper Johns, Billy Klüver, Paul Taylor, David Tudor, Cy Twombly, Susan Weil e di molti altri ancora.

Aperta fino al 17 settembre 2017 e organizzata dal MoMA di New York e dalla Tate Modern di Londra, la retrospettiva è stata realizzata anche grazie alla collaborazione dell’acclamato artista e regista Charles Atlas, coinvolto per ricostruire la relazione di Rauschenberg con l’universo della danza e della performance.

[Immagine in apertura: Rauschenberg in his Pearl Street studio, New York, March 1958. Photo by Dan Budnik. Courtesy Robert Rauschenberg Foundation Archives, New York © Dan Budnik, all rights reserved]