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Il “canto della terra” di Paul Cézanne, a Martigny

14 giugno 2017

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Prosegue il percorso di approfondimento dedicato dalla Fondation Pierre Gianadda, centro culturale di fama internazionale con sede a Martigny, in Svizzera, ai tanti Maestri dell’impressionismo e agli autori che, da lì, hanno traghettato l’arte verso l’estetica contemporanea. Dopo Degas (1993), Manet e Gauguin (nel 1996), Van Gogh (2000), Monet (2011) e Renoir (2014) la fondazione dedica – dal 16 giugno al 19 novembre – una mostra a colui che la critica ama definire il “padre dell’arte moderna”, Paul Cézanne.

Un pittore tanto influente sulle generazioni a venire, quanto in realtà fu “morigerato” in vita: innovatore eppure metodico, Cézanne nel corso della sua rivoluzionaria carriera si è volontariamente attenuto a pochi soggetti, conducendo la sua ricerca artistica spesso in solitaria e con intransigente pazienza.
È con i paesaggi della Provenza, con quella montagna Sainte-Victoire che di fatto è metafora della solida monumentalità della pittura e della mente stessa di Cézanne, che l’autore instaura probabilmente un rapporto privilegiato.

Proprio il “canto della terra” – Le Chant de la Terre – è il titolo nonché il tema principale della mostra in programma a Martigny che, riunendo circa 80 opere tra paesaggi, nature morte, i gruppi delle leggendarie Bagnanti e una ventina di lavori su carta, ripercorre la vita artistica del Maestro di Aix-en-Provence dai suoi esordi nella seconda metà dell’Ottocento ai primi anni del Ventesimo secolo.
Un percorso estetico che si traduce in quello espositivo seguendo appunto il fil rouge del rapporto del pittore con la Natura: una relazione che dall’impressionismo prende sicuramente la tavolozza brillante e la rilevanza della luce nel definire forme e volumi, per poi staccarsi però dalla rappresentazione “ottica” a favore di una sintesi che anticiperà l’astrattismo delle Avanguardie.

È così profonda, la capacità di Cézanne di osservare il paesaggio, da tradursi in uno studio dei suoi elementi primordiali, delle forze della Natura che ne plasmano le forme, tradotte in volumi eterni e quasi “scolpiti” dai piani di colore sulla tela, più che semplicemente dipinti.
Le opere in mostra, promette la Fondation Pierre Gianadda, riveleranno al visitatore “la ricchezza della palette, la pienezza delle forme”. Un Cézanne, insomma, che ha saputo “unire l’arte e la Natura in un canto melodioso, dove regna l’armonia“.