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Cortona On The Move: il meglio della fotografia internazionale in Toscana

15 luglio 2017

Dallol, un cratere che si è formato in seguito a un'esplosione vulcanica nella depressione della Dancalia, significa ''collina degli spiriti'' per il popolo Afar. Questi crateri sono i più bassi rilievi vulcanici sub-aerei conosciuti al mondo, a oltre 45 metri sotto il livello del mare. È la terra dei geysers, delle formazioni cristalline e delle sorgenti sulfuree. © Andrea Frazzetta

Tra il centro storico di Cortona – in provincia di Arezzo – e la Fortezza Medicea del Girifalco, fino al prossimo 1 ottobre il festival internazionale di fotografia Cortona On the Move presenterà al pubblico le ricerche autoriali, attraverso il tempo e i luoghi, condotte dai più rinomati talenti dell’obiettivo. Tutta una serie di visioni contemporanee, su temi di attualità e storie invece più intime, vengono offerte in un denso programma espositivo, affiancato da otto appuntamenti con la Summer School della kermesse per apprendere – dalla viva voce degli specialisti – tecniche e creatività che animano i loro scatti.

Tra le mostre in corso, tre si concentrano sulla società statunitense, ritratta attraverso uno dei suoi maggiori esponenti nella storia recente – Obama: An Intimate Portrait, in cui Pete Souza ripercorre la carriera politica e non soltanto dell’ex Presidente – e mediante un’indagine di genere – American Woman: 40 Years di Donna Ferrato documenta il ruolo della donna dagli anni Settanta a oggi. Matt Black, dal canto suo, ha percorso 80mila chilometri attraversando 46 Stati americani per tracciare una Geography of Poverty, documentando lo stato di indigenza in cui versano intere comunità.

Agli antipodi – ideologici, se non geografici – del panorama mondiale si collocano invece i soggetti di Justyna Mielnikiewicz, che in The Meaning of a Nation – Russia and its Neighbours: Georgia and Ukraine osserva l’Europa dell’Est all’indomani dello scioglimento dell’URSS, spesso drammaticamente interessata da conflitti armati tra le nazioni che ne facevano parte.
La guerra e le sue inevitabili conseguenze sono al centro di due ulteriori progetti: The Afghans, di Adam Ferguson, sulla Kabul del 2016, e Dear Japanese di Miyuki Okuyama, che racconta la vicenda dei figli nati da soldati giapponesi e donne indonesiane.

Ma a Cortona c’è spazio anche per la positività e la speranza. Anzi, proprio la direttrice del festival – Arianna Rinaldo, ha lanciato una “sfida” a 36 fotografi internazionali normalmente impegnati in generi e soggetti difficili, come appunto la fotografia di guerra: gli autori dovevano stavolta ritrarre, con un rullino di 36 pose, momenti di umanità e bellezza. Da questo “compito” è nata 36 Little Good Things, una mostra collettiva all’insegna della riscoperta dei piaceri del quotidiano.

[Immagine in apertura: Dallol, un cratere che si è formato in seguito a un’esplosione
vulcanica nella depressione della Dancalia; significa ”collina degli
spiriti” per il popolo Afar. © Andrea Frazzetta]