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Il richiamo della Foresta, nell’arte di Van Gogh, Rousseau e Corot

21 luglio 2017

Vincent van Gogh, Tree Roots, 1890

Nonostante i fiumi d’inchiostro versati per commentare l’opera pittorica di Vincent van Gogh, forse un aspetto della sua arte non è stato ancora approfondito come merita: l’influenza che la cosiddetta Scuola di Barbizon ha esercitato sull’autore olandese, contribuendo a formare la sua stessa visione della Natura.
Il confronto tra Van Gogh e due paesaggisti francesi tra i più famosi al mondo, Théodore Rousseau e Camille Corot, è appunto al centro della mostra estiva presso il Van Gogh Museum di Amsterdam, visitabile fino al prossimo 10 settembre.

L’esposizione Van Gogh, Rousseau, Corot: In the Forest accosta 34 opere, provenienti dallo stesso museo di Amsterdam e dalla Mesdag Collection, a tre eccezionali prestiti – tra cui il Tramonto a Montmajour del 1888, da poco riscoperto e firmato dal grande Maestro del secondo Ottocento vissuto tra i Paesi Bassi e la Francia.
Proprio da qui, e per la precisione dalla Foresta di Fontainebleau – vicino Barbizon, a sud di Parigi – giunsero a Van Gogh stimoli poetici e tecnici che gli permisero a sua volta di sviluppare quell’eccezionale, empatica, vibrante concezione della Natura che divenne una caratteristica di gran parte della sua produzione.

Se prima della Scuola di Barbizon la norma era di dipingere i paesaggi in studio, dopo aver brevemente condotto la fase di studio e schizzi in esterna, dal 1830 in poi prese piede la pratica della pittura “en plein air“. Artisti come Rousseau e Corot si riunirono appunto nel villaggio francese, per ammirare – e interpretare nelle loro opere all’aria aperta – la natura ancora indomita, selvaggia e in costante evoluzione della Foresta di Fontainebleu.
Con questa generazione di paesaggisti, si fa strada una rappresentazione dell’ambiente privo di idealizzazioni, in cui alberi e vegetazione, i giochi di luce e ombra su foglie e terreno acquistano la dignità di soggetti autonomi del quadro.

Vincent van Gogh percepì una forte affinità con i pittori di questa Scuola, sia per le caratteristiche informali del loro stile sia per l’assioma implicito alle loro opere: la Natura è già una forma d’arte, che l’artista deve conoscere e comprendere proprio vivendola a stretto contatto. Nella campagna Van Gogh troverà sempre pace e ispirazione; già leggendo alcuni passaggi del suo epistolario con il fratello Theo, si comprende come non sia potuto restare indifferente alla produzione di suoi “colleghi” quali Rousseau e Corot: “In tutta la Natura, per esempio negli alberi, io vedo l’espressione di un’anima“.