Sky Arte HD
SkyArte

Ai Weiwei lancia una campagna crowdfunding per una grande mostra a New York

31 agosto 2017

Ai Weiwei posa di fronte all'installazione Remembering, presso la Haus der Kunst di Monaco, nell'ottobre del 2009 (Photo by JOERG KOCH/AFP/Getty Images)

Obiettivo è fissato a 80.000 dollari per la campagna lanciata dall’artista cinese Ai Weiwei, in collaborazione con Public Art Fund, su Kickstarter e finalizzata a tradurre in realtà il progetto Good Fences Make Good Neighbors. Dopo i discussi interventi nei quali ha già affrontato il tema dei migranti ‒ dall’installazione “Reframe” con i 22 gommoni per il recupero in mare che hanno “incorniciato” le bifore di Palazzo Strozzi, a Firenze, fino alla gigantesca “F” galleggiante, composta di giubbotti di salvataggio nello stagno del Belvedere, a Vienna ‒, l’artista e attivista torna sull’argomento, questa volta misurandosi con la dimensione metropolitana di New York.

L’intervento, sviluppato in chiave anti-Trump, prevede la realizzazione di 300 opere d’arte dislocate in cinque distretti della città statunitense. Già noti alcuni dei luoghi individuati per questa riflessione sulla crisi migratoria in scala urbana, il cui intento è estendersi anche al tema dei muri innalzati non solo a scopo difensivo, al centro del dibattito in tutto il mondo. Grandi installazioni site-specific dovrebbero essere collocate in luoghi simbolo di New York ‒ tra cui Central Park, Washington Square Park e il monumento Unisphere ‒, mentre interventi di dimensioni più contenute andrebbero a formare una sorta di “arcipelago” diffuso.

Comprese nell’operazione ci sarebbero fermate degli autobus, spazi per le affissioni pubblicitarie ed elementi chiave dell’arredo urbano: Ai Weiwei punta infatti a dare vita a una grande mostra pubblica, accessibile senza alcun filtro. Come riporta infatti la pagina dedicata al progetto sulla piattaforma Kickstarter, le opere concepite per Good Fences Make Good Neighbor “appaiono a livello stradale, salgono sui tetti, emergono tra gli edifici e sembrano crescere dall’infrastruttura urbana“.