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Anche l’arte contemporanea sale sul palco del Festival di Salisburgo

6 agosto 2017

Aida 2017: Bror Magnus Tødenes (Ein Bote), Dmitry Belosselskiy (Ramfis), Francesco Meli (Radamès), Ekaterina Semenchuk (Amneris), Roberto Tagliavini (Der König), Anna Netrebko (Aida), Concert Association of the Vienna State Opera Chorus © Salzburger Festspiele / Monika Rittershaus

L’inizio della direzione artistica del Festival di Salisburgo da parte di Markus Hinterhäuser è contrassegnato, in quest’edizione 2017 di una delle più prestigiose kermesse internazionali dedicate alla musica classica e operistica, dalla presenza di ben cinque nuove produzioni, tre performance e due opere liriche, eseguite in forma di concerto.
Tra le varie proposte in cartellone, oltre all’Ariodante con Cecilia Bartoli – già in scena durante lo scorso Salzburg Whitsun Festival – si segnalano gli apporti creativi di due personalità importanti, sì, ma generalmente associati alle arti visive e non alla musica.

Per la prima volta alla direzione di un’opera lirica, Shirin Neshat ha deciso di confrontarsi con un caposaldo del genere, l’Aida di Giuseppe Verdi. Per quanto il capolavoro verdiano sia tra i titoli più frequenti nei cartelloni dei teatri mondiali, è appena la seconda volta che viene portato al Festival di Salisburgo, dopo la versione di Karajan del 1979/80. Ad affiancare l’artista iraniana, questa domenica 6 agosto è salito sul palco uno dei più grandi conoscitori delle composizioni di Verdi, il Maestro Riccardo Muti, che ha diretto alla Großes Festspielhaus l’Orchestra Filarmonica di Vienna e il Coro della Vienna State Opera, per la prima delle date in programma.

È una Aida politica, quella concepita dalla Neshat, che assimila l’opera verdiana ai tanti esodati in questa epoca di migrazioni di masssa. Ai microfoni del festival, ha commentato: “So come Aida deve sentirsi; Subisce un processo, si rende conto di poter continuare, di poter nuovamente innamorarsi, di adattarsi alle circostanze”. La principessa, figlia del Re di Etiopia che vive a Menfi come schiava, è una sopravvissuta che – come la Neshat nei confronti della sua patria, l’Iran – vive rabbia, nostalgia, speranza, per comprendere infine che non c’è modo di tornare indietro.

Altro grande nome dell’arte contemporanea che si presta per l’occasione al teatro è quello di William Kentridge, alla direzione artistica dell’opera Wozzeck di Alban Berg. Ispirato al dramma Woyzeck di Georg Büchner, l’allievo di Arnold Schoenberg compose nel pieno della Grande Guerra un accorato lamento del mondo razionale così com’era conosciuto – o semplicemente idealizzato – prima che i peggiori istinti dell’umanità si liberassero nel più vasto e logorante conflitto bellico mai conosciuto nella Storia. Un evento che segna non solo il compositore o il protagonista della sua opera, ma tutta la società che, allora, si ritrova priva di senso.

[Immagine in apertura: Aida 2017: Bror Magnus Tødenes (Ein Bote), Dmitry Belosselskiy (Ramfis), Francesco Meli (Radamès), Ekaterina Semenchuk (Amneris), Roberto Tagliavini (Der König), Anna Netrebko (Aida), Concert Association of the Vienna State Opera Chorus © Salzburger Festspiele / Monika Rittershaus]