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A Rovereto si danza, con il festival Oriente Occidente

28 agosto 2017

È l’inclusività uno dei temi salienti della 37esima edizione di Oriente Occidente Festival, in programma a Rovereto dal 30 agosto al 10 settembre prossimi. La kermesse trentina, nel cui circuito sono comprese alcune delle location più suggestive della città come il MART ‒ Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, anche quest’anno prosegue la propria azione di “annullamento delle distanze” tra culture e Paesi, destinando uno “sguardo interculturale” alla danza e al teatro. In questa ottica si pongono alcuni degli appuntamenti in programma, votati alla riflessione sulle grandi questioni dell’attualità.

Ad aprire Oriente Occidente Festival sarà la prima assoluta di Wonderful one, opera del coreografo francese, di origini algerine, Abou Lagraa (il 30 agosto, al Teatro Zandonai). Eseguita dalla Compagnie La Baraka, l’opera propone, come ricorda il titolo, un’azione di ricerca della “meraviglia custodita dall’essere umano. Essere meravigliosi” – ha precisato Lagraa – “è per me la capacità di non definirsi come uomo o come donna, ma affermare di completarsi a vicenda“. In cartellone, tra gli altri appuntamenti, anche Beyond Time, un dialogo tra alcune pratiche orientali e il teatro totale occidentale; Dance Stories by and with Lutz Förster, un viaggio recitato e danzato nel quale il ballerino e professore di danza di fama internazionale ripercorre la propria carriera e Pa|Ethos, lo spettacolo frutto dell’incontro tra il coreografo di origine tibetana Sang Jijia e la compagnia italiana Spellbound Contemporary Ballet.

Mario Tozzi, noto divulgatore  scientifico, terrà uno spettacolo/conferenza, in collaborazione con Trentino Sviluppo, sui temi della green economy e delle innovazioni sostenibili. Per l’intera durata del festival, il MART ospiterà Reappearances, una video installazione interattiva ideata e diretta da Salvo Lombardo. Alla Biblioteca Civica Rovereto, inoltre, saranno esposte le immagini della mostra Toï Toï Toï., realizzate dalla fotografa Ninni Romeo, nelle quali rivivono “la grazia profonda di Pina Bausch e il suo apparente disordine“.


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