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Monet, l’inglese: la Tate riunisce i dipinti impressionisti del Parlamento britannico

12 agosto 2017

claude monet palazzo westminster parlamento londra

Certamente, Claude Monet e l’Impressionismo in generale sono uno dei più genuini fenomeni artistici che la Francia possa vantare. Eppure, nella seconda metà dell’Ottocento proprio l’autore che diede – suo malgrado – nome al movimento si ritrovò costretto a lasciare Parigi: assieme a Camille Pissarro, nel 1870 si stabilì a Londra, per fuggire alla guerra franco-prussiana.
Non tutto il male viene per nuocere, però, perché proprio nella capitale inglese Monet e gli altri artisti francesi espatriati conobbero il mercante Durand-Ruel, primo e forse maggiore promotore dell’Impressionismo.

Proprio Londra, quest’autunno, farà da sfondo alla grande mostra The EY Exhibition: Impressionists in London, organizzata presso la Tate Britain con una selezione di oltre 100 opere firmate non solo da Monet e Tissot, ma anche da Derain, Rodin e da tutti gli autori francesi che proprio in Inghilterra trascorsero un periodo fondamentale della loro produzione. Come s’intuisce già dal titolo, infatti, obiettivo dell’esposizione sarà l’indagine del rapporto fecondo intrattenuto dagli impressionisti con la capitale della loro “seconda patria”.

Se Impressionismo è generalmente sinonimo di Parigi, di cui i pittori hanno rappresentato in varie occasioni i boulevard e il lungosenna, le moderne stazioni ferroviarie e i café, le attività dei canottieri e le serate a teatro, in realtà anche la brumosa Londra è stata attentamente osservata – e riprodotta – dall’occhio attento degli autori francesi.
Prova ne sia la cosiddetta serie Houses of Parliament, dipinta da Claude Monet sullo scorcio del XIX secolo (tra il 1899 e il 1901): incentrata sul Palazzo di Westminster, sede appunto del Parlamento della Gran Bretagna, ne ritrae sempre la stessa prospettiva al mutare però delle condizioni atmosferiche e stagionali. Come in altre precedenti serie, insomma, anche in questo caso il pittore si concentra metodicamente su un unico soggetto per indagare piuttosto il puro fenomeno della sua percezione, che sia al massimo della luce disponibile oppure avvolta dalla nebbia più fitta.

Proprio sei tele di questo straordinario esercizio da parte di Monet, dimostrazione e quasi Manifesto della rivoluzionarietà della pittura en plein air, saranno per la prima volta nella storia raccolte nella stessa sala, in occasione della mostra londinese.
Notizia tanto più rimarchevole se si considera che nessuno dei dipinti che verrà presentato alla Tate Britain proviene da una collezione inglese: le sei opere costituiscono altrettanti prestiti da istituzioni sparse nel mondo, da Chicago e New York, a Parigi e Le Havre.