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Il Cinquecento fiorentino rivive nella grande mostra di Palazzo Strozzi

24 settembre 2017

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A Firenze, con l’apertura dell’attesissima mostra Il Cinquecento a Firenze “maniera moderna” e controriforma. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna si chiude la “trilogia” curata da Carlo Falciani e Antonio Natali, un percorso espositivo avviato nel 2010, con la monografica dedicata a Bronzino, e proseguito nel 2014 con il “dialogo” Pontormo e Rosso Fiorentino.
Con il “terzo atto” di questa operazione, interamente focalizzato sulla cosiddetta “Maniera”, l’asse temporale si sposta sulla seconda metà del Cinquecento. L’obiettivo è scardinare pregiudizi spesso legati a questo momento storico e dimostrare l’unicità di una stagione dell’arte contraddistinta dagli esiti del Concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, tra i mecenati più illuminati nell’Europa dell’epoca.

In otto sale del piano nobile di Palazzo Strozzi, la mostra riunisce oltre 70 opere, tra dipinti e sculture eseguiti da 41 artisti. L’incipit del percorso espositivo si lega alle due precedenti esperienze, attraverso capolavori dei maestri indiscussi di inizio Cinquecento: personalità fondamentali, il cui talento esercitò un’influenza determinante su tutti gli artisti dei decenni successivi. Andrea del Sarto, Michelangelo, Rosso Fiorentino e Bronzino sono tra i grandi nomi che accolgono i visitatori. In particolare, l’allestimento della seconda sala costituisce di per sé una sorta di “evento nell’evento”.
Viene infatti esposto quello che Arturo Galansino – Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi – ha definito il “trio delle meraviglie”, ovvero l’affiancamento- e senza precedenti – della Deposizione dalla croce di Volterra di Rosso Fiorentino (1521), della Deposizione di Santa Felicita di Pontormo (1525-1528) e del Cristo deposto di Bronzino. Quest’ultima opera, stabilmente conservata a Besançon, rientra per la prima volta a Firenze dal 1545 proprio per questa occasione.

Dopo l’omaggio ai Maestri, la mostra prosegue tra “grandi scoperte, con nomi meno noti ma di assoluto rilievo”, come ha precisato ancora Galansino. Opere di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Santi di Tito, Girolamo Macchietti e Mirabello Cavalori, e di scultori come Giambologna, Bartolomeo Ammannati e Vincenzo Danti, solo per citare alcuni dei autori selezionati, si susseguono secondo un criterio allo stesso tempo cronologico e tematico. Nella sua volontà di testimoniare come il secondo Cinquecento fu un periodo di “grandissima proliferazione artistica“, la rassegna segue un doppio binario, alternando lavori che attestano la religiosità della committenza locale, ma anche l’incessante “attrazione” esercitata da temi profani e di natura mitologica.

La realizzazione de Il Cinquecento a Firenze ha coinciso con una robusta campagna di restauri, condotti a termine su ben 17 delle opere esposte. La mostra si lega anche un progetto culturale diffuso sul territorio, secondo la “tradizione” degli appuntamenti di Palazzo Strozzi. La rassegna è accompagnata infatti da una brochure dedicata agli itinerari di approfondimento nel territorio – Fuorimostra del Cinquecento a Firenze e in Toscana – e da un ciclo di conferenze diffuso che si protrarrà per l’intera durata dell’appuntamento. È stata inoltre confermata la formula del biglietto congiunto con il Museo dell’Opera del Duomo, cui va ad aggiungersi quello con la BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, in corso a Palazzo Corsini fino al primo ottobre.