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Dieci modi di interpretare Capodimonte. In una mostra che è una “sfida”

12 dicembre 2017

Laura Bossi Régnier, Giuliana Bruno, Gianfranco D’Amato, Marc Fumaroli, Riccardo Muti, Mariella Pandolfi, Giulio Paolini, Paolo Pejrone, Vittorio Sgarbi e Francesco Vezzoli (“curatore” della sala nell’immagine in apertura, photo by Francesco Squeglia): sono le dieci personalità del mondo della cultura, della scienza e della ricerca chiamate dal Museo e Real Bosco di Capodimonte a reinterpretare la collezione permanente della prestigiosa istituzione museale partenopea.
Aperta al pubblico lo scorso 12 dicembre, la mostra Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire propone ai visitatori un’inedita immersione nella sensibilità artistica di queste dieci figure: ciascuno di loro è stata invitato a riallestire una sala del museo, selezionando le opere da esporre tra i 47mila lavori disponibili nel Museo. Quadri, sculture e manufatti artistici sono stati individuati da ciascun autore in assoluta libertà.

Curata da Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, e da Andrea Viliani, direttore del museo MADRE di Napoli, Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire è accompagnata da una serie di video interviste.
Attraverso un’applicazione, disponibile per dispositivi mobili, e scannerizzando le fotografie dei curatori poste all’ingresso di ogni sala, i visitatori potranno infatti accedere a contenuti aggiuntivi: un passaggio chiave per apprendere dettagli sulle scelte di ciascun personaggio coinvolto. La app, inoltre, consente di salvare i contenuti per estendere l’esperienza di visita oltre la dimensione museale.

Aperta fino al 17 giugno 2018, questa mostra polifonica segue un’unica regola: ciascun curatore è stato infatti incoraggiato ad argomentare la propria scelta e il senso della sala/mostra che porta il suo nome. Sottoposto a processi successivi di ripensamento della logica museografica, nel corso della sua lunga storia, il Museo di Capodimonte si apre ora a un’iniziativa fin qui inedita. “Abbiamo deciso di approfondire la semantica dello sguardo ed aprire le collezioni alla diversità delle esperienze – hanno affermato gli ideatori di Carta Bianca.Per questo abbiamo invitato dieci visitatori ideali – intellettuali, artisti, collezionisti imprenditori, ognuna e ognuno con un proprio universo indipendente di saperi, interessi, inclinazioni sensibilità e formazione, anche lontani dall’universo del museo – a raccontarci, assecondando il loro sguardo, un’altra visione e un’altra storia del museo, dell’arte e del mondo.”

Nel progetto complessivo, il pubblico è considerato come l’undicesimo curatore: seguendo la medesima logica su cui si basa l’intera iniziativa, ogni visitatore potrà immaginare la propria sala-mostra. Sarà sufficiente fotografare dieci opere della collezione del Museo e Real Bosco di Capodimonte e partecipare al contest #LamiaCartaBianca sui social del museo. La giuria composta dai dieci autori selezionati e presieduta dal direttore Sylvain Bellenger premierà la migliore selezione di opere con la realizzazione dell’allestimento ideato in una vera sala del museo.