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I capolavori di Leoncillo a Bologna. Tra scultura e disegno

30 gennaio 2018

C’è anche la scultura Amanti Antichi, del 1965, tra le opere di Leoncillo in mostra alla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m di Bologna, fino al 31 marzo prossimo. Aperta nei giorni scorsi, l’esposizione raccoglie una serie di capolavori dell’artista originario di Spoleto, in Umbria, offrendo un ampio ritratto della sua produzione.
La galleria bolognese, anche sede dell’Archivio del Maestro, presenta per l’occasione una selezione di importanti sculture e una collezione di lavori su carta.

Leoncillo, tra gli autori più intensi del secolo scorso, fu protagonista di ben 6 edizioni della Biennale di Venezia, a partire dal 1948, e scomparve improvvisamente nel settembre 1968. La Galleria d’Arte Maggiore ricorre a un allestimento suggestivo e rinnovato per riaccendere i riflettori sulla sua opera, assegnando centralità proprio ad Amanti Antichi. L’opere emerge nell’insolita oscurità del salone principale dello spazio espositivo bolognese, riproponendo con la sua forza il topos etrusco del Sarcofago degli sposi di Cerveteri.
Leoncillo ne propose una rielaborazione in stile informale, manifestando, ancora una volta, “l’intenso travaglio interiore che lo ha sempre guidato nel suo fare arte“. Metafora del tempo, dell’amore e della morte, l’opera rivela la “traccia della corrosione, di un tempo che assembla le cose, la vita organica e mondo inorganico. […] Il naturale e il non naturale si intersecano, si fondono e si confondono, solidificati in presenze ove il passato è recuperato ad una condizione esistenziale di una cosapevolezza estrema. La consapevolezza della solitudine umana, di un destino individuo, che si consuma e rimane come traccia corrosa, nel succedersi degli eventi, nella totalità del reale“, come ha osservato spiega Claudio Spadoni.