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La tomba di Tutankamon a Los Angeles, a 100 anni dalla scoperta

10 gennaio 2018

Howard Carter and an Egyptian workman examine the third coffin of Tutankhamun made of solid gold, inside the case of the second coffin. October 1925. Photographed by Harry Burton. INTERFOTO / Alamy Stock Photo

Una biografia in parte ancora oscura; un nome affascinante traducibile con “l’immagine vivente di dio Amon”; una straordinaria tomba nella Valle dei Re portata alla luce da Howard Carter nel 1922, dopo più di 3mila anni di riposo indisturbato: la figura di Tutankhamon, uno degli ultimi re della XVIII dinastia egizia, incarna ancora oggi leggenda e mistero.
La mostra King Tut: Treasures of the Golden Pharaoh, in apertura il 24 marzo prossimo al California Science Center di Los Angeles, esamina e ricostruisce il profilo di uno dei più celebri sovrani dell’antichità a partire da 150 manufatti provenienti dalla sua tomba.

Al centro di importanti esposizioni, anche nel recente passato, Tutankhamon non era mai stato presentato con un così nutrito corpus di reperti provenienti dalla KV62, la 62esima tomba rinvenuta in Egitto, eccezionalmente intatta.
In parte usate nel corso della sua vita e in parte destinate ad accompagnarlo durante l’esistenza nell’aldilà, le opere selezionate per questo appuntamento espositivo comprendono tesori inestimabili, come
gioielli in oro, mobili in legno dorato e oggetti rituali provvisti di preziose decorazioni; 60 di queste creazioni non sono mai state esposte, fino ad ora, oltre i confini dell’Egitto.

Tra gli aspetti salienti del progetto di allestimento, rientra l’impiego delle tecnologie multimediali. 9 distinte “gallerie esperienziali” permetteranno infatti di conoscere l’incredibile storia del sovrano, nonché lo straordinario successo riscosso nell’opinione pubblica internazionale in seguito al ritrovamento della sua tomba, anche attraverso display interattivi e contenuti aggiuntivi.
Nel corso di questo “viaggio nel tempo”, ai visitatori saranno ad esempio rivelati l’uso e il significato degli oggetti sepolcrali incisi all’interno della tomba stessa: tra questi, l’arco, la freccia e il boomerang, predisposti come protezione dopo la morte corporale. Immancabili anche le testimonianze dell’alto livello raggiunto dalle maestranze – artisti e artigiani – dell’epoca, come gli anelli trovati sulle dita di King Tut, i gioielli che ornavano il suo corpo, i sandali dorati posti sui suoi piedi, la bara dorata o il coperchio di uno dei contenitori di alabastro che contenevano gli organi mummificati del faraone.
La mostra, infine, fa anche luce sullo stato di salute del sovrano e sulla storia della sua discendenza, svelando dati relativi all’analisi scientifica della sua mummia.

Dopo l’anteprima mondiale a Los Angeles, King Tut: Treasures of the Golden Pharaoh il prossimo anno sarà presentata anche in Europa, nel corso di un tour in più città.

[Immagine in apertura: Howard Carter e un collaboratore egiziano esaminano il terzo sarcofago di Tutankhamun, realizzato in oro massicco, ancora contenuto nel secondo sarcofago, nell’ottobre del 1925. Photo by Harry Burton, INTERFOTO / Alamy Stock Photo]