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L’ultimo Caravaggio: la pittura del Seicento alla morte del Maestro

2 gennaio 2018

Resterà aperta fino all’8 aprile 2018, alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala, a Milano, L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri, sorta di viaggio nella pittura del primo Seicento.
L’arco temporale preso in esame della rassegna, curata da Alessandro Morandotti con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli e allestita nella sede museale di Intesa Sanpaolo nel capoluogo lombardo, segue la scomparsa di Michelangelo Merisi, avvenuta nel 1610.

Cosa avvenne nella scena pittorica del Seicento dopo la realizzazione de Il Martirio di sant’Orsola (nell’immagine in apertura), l’ultimo capolavoro eseguito da Caravaggio poche settimane prima della sua morte? Proprio questo dipinto costituisce il punto di avvio per un’analisi del XVII secolo, un’epoca divisa tra il vigore della rivoluzione caravaggesca, del quale si fecero nuovi interpreti alcuni degli artisti del tempo, e i primi sussulti del Barocco.
Infatti, mentre alcuni autori guardarono con interesse l’eredità del Merisi, altri scelsero di intraprendere percorsi inediti.

A definire il percorso espositivo della mostra milanese, divisa in 7 sezioni tematiche, sono più di 50 opere, molte delle quali esposte per la prima volta a Milano, provenienti dalle collezioni dei due fratelli Marcantonio e Giovan Carlo Doria, banchieri e mecenati.
Tra queste emerge anche per le dimensioni monumentali – 40 metri quadrati – l’Ultima cena di Giulio Cesare Procaccini, che debutta in questo appuntamento dopo il restauro realizzato al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino. Al termine della mostra, l’opera sarà ricollocata nella sua sede di riferimento, la Chiesa della Santissima Annunziata del Vastato a Genova, e tornerà ad essere visibile a distanza maggiore.

Il gusto e gli interessi economici e geografici dei due fratelli sono pienamente manifestati dalla mostra milanese, nella quale è così possibile aprire un varco nel panorama artistico di tre città. Da Napoli provengono opere dense di caravaggismo ed echi classicheggianti, con lavori di Battistello Caracciolo e José de Ribera; a Milano e a Genova vennero invece realizzate le pitture “avanguardistiche” per l’epoca, eseguite da artisti come Giulio Cesare Procaccini, Pieter Paul Rubens, Bernardo Strozzi, Simon Vouet e altri Maestri coevi italiani ed europei.

Un posto d’onore nel percorso espositivo spetta infine al Martirio di sant’Orsola di Caravaggio, cui è dedicato uno speciale focus. Principale opera della collezione di Intesa Sanpaolo, recentemente esposta al Metropolitan Museum of Art di New York e già compresa nel percorso di visita della mostra Dentro Caravaggio a Palazzo Reale a Milano, la tela venne dipinta da Caravaggio nel 1610 su commissione proprio di Marcantonio Doria. Inviata a Genova, dopo l’ultimazione, venne inizialmente accolta in modo tiepido. In mostra, l’opera è posta a confronto con la lettura che dello stesso tema diede Bernardo Strozzi: una modalità dalla quale emergono le due correnti artistiche contrapposte in quegli anni, il naturalismo caravaggesco da una parte e l’esplosione del barocco dall’altra.