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Mimmo Rotella, l’erede italiano del dadaismo

21 gennaio 2018

Mimmo Rotella, Petit Monument à Rotella, 1961, ready.made

In questo 2018 appena iniziato, ricorre il centenario della nascita di Mimmo Rotella, che con i suoi décollage – opere ottenute sottraendo strati di carta dalla superficie, invece di aggiungerne – ha dato un innovativo contributo alle potenzialità dell’arte contemporanea.
A ricordarlo ci pensa il MAON – Museo d’Arte dell’Otto e Novecento di Rende, in provincia di Cosenza: inaugurata lo scorso sabato 20 gennaio, la mostra ROTELLA VS DADA / Da Duchamp e Man Ray al New Dadaismo mette a confronto un significativo nucleo di opere dell’artista italiano con i lavori dei Maestri dell’avanguardia dadaista.

Perché? Obiettivo dell’esposizione, curata da Tonino Sicoli, è quello di dimostrare un legame tra i dadaisti e Rotella, all’insegna della rivoluzionarietà dei loro approcci alla creazione artistica. Se il nome di Mimmo Rotella è infatti generalmente associato alla Pop Art, per l’ispirazione tratta dalle immagini pubblicitarie che lo accomuna a grandi “colleghi” come Andy Warhol, in realtà i primi décollage – realizzati “rubando” le affissioni dai muri di Roma – risalgono a ben 10 anni prima dell’affermazione di questa corrente.
A spingere Rotella nei primi anni Cinquanta è piuttosto la pratica del ready made, ovvero il principio per cui l’opera d’arte è una trasformazione di oggetti prelevati dalla realtà, a cui viene attribuito un contesto e quindi un senso completamente nuovi.

Se gli artisti pop recupereranno in seguito l’oggetto di largo consumo e l’immaginario pubblicitario, a spiegare il gesto di Mimmo Rotella – lo strappo, un intervento in cui la casualità ha rilevanza – è innanzitutto lo spirito provocatorio proprio del Dada negli anni Dieci e Venti. Perché, come nel caso degli avanguardisti, anche Rotella ha un modo molto primitivo, ribelle e “infantile” di effettuare il suo “prelievo” dalla realtà, molto più concreto e meno formale rispetto a Warhol e soci.
Non a caso, i primi contatti di Rotella con il mondo dell’arte saranno proprio segnati da un gruppo di artisti che al dadaismo si ispirano dichiaratamente, ovvero i membri del Nouveau Rèalisme come Klein, Arman e Christo, per non parlare del fatto che nel 1964 l’autore italiano incontrerà direttamente Marcel Duchamp e Man Ray.
E come Duchamp, anche Rotella giocherà con nomi propri e identità creando per esempio una serie di “piccoli monumenti a se stesso”, degli objet che lo rappresentano perché identificati comunemente dallo stesso vocabolo che porta come cognome: Mimmo Rotella diventa quindi la rotella di liquirizia o la conchiglia rotella che, una volta sistemati su un basamento e firmate dall’artista, cambiano di senso e persino di identità.

Grazie a una serie di opere meno conosciute, i visitatori dell’esposizione – che rimarrà aperta fino al 31 marzo – potranno apprezzare in tutta la sua multiforme estensione l’arguzia e lo spirito dissacratorio di Rotella, che a 100 anni dalla nascita ancora non manca di sorprendere.

[Immagine in apertura: Mimmo Rotella, Petit Monument à Rotella, 1961, particolare]


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