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René Magritte e la fotografia, in mostra a New York

19 gennaio 2018

René Magritte / Shunk-Kender Main de Magritte en train de peindre le dernier empire des lumiéres, rue des Mimosas, c. 1953-1954

È una mostra preziosa, quella allestita negli ambienti della Bruce Silverstein Gallery di New York fino al 30 gennaio. Intitolata René Magritte. The Photographs, l’esposizione punta lo sguardo sul legame, imprescindibile, tra uno degli artisti che hanno scritto la storia del Surrealismo e il mezzo fotografico.

Le oltre 20 immagini presentate nella Grande Mela forniscono al pubblico un’importante chiave di lettura per comprendere l’evoluzione della poetica magrittiana. Prodotti dall’artista, servendosi anche di collaborazioni esterne, gli scatti si inseriscono nel solco dell’approccio surrealista adottato da Magritte nei confronti del gesto creativo.

Un senso di mistero e di voluta distanza dalla realtà pervade le opere di Magritte e trova nelle sue fotografie una ulteriore testimonianza. Tuttavia, il legame tra l’artista e il medium fotografico è una scoperta “postuma”: risale infatti alla metà degli anni Settanta ‒ 10 anni dopo la morte di Magritte ‒ il ritrovamento del prezioso corpus fotografico.

Spunto per condurre i propri esperimenti visivi o strumento da usare in compagnia degli amici come fonte di svago, la fotografia giocò certamente un ruolo essenziale nella vita artistica di Magritte. Lo dimostrano alcuni degli scatti in mostra, come l’autoritratto René Magritte fumant une cigarette del 1914 e L’espion e L’usage de la parole, entrambi del 1928.

[Immagine in apertura: René Magritte / Shunk-Kender, Main de Magritte en train de peindre le dernier empire des lumiéres, rue des Mimosas, c. 1953-1954]