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Torna a Firenze un capolavoro “quasi perduto” di Giotto

13 febbraio 2018

Sono trascorsi 25 anni da quando il centro storico di Firenze – e l’Italia intera -vennero feriti al cuore dalla strage di via dei Georgofili, avvenuta a due passi dalla Galleria degli Uffizi. L’esplosione dell’autobomba, al cui interno erano stati posizionati oltre 270 chilogrammi di esplosivo, causò la morte di 5 persone e ingenti danni al patrimonio artistico e architettonico della città. Tra le opere danneggiate ci fu anche la Madonna di San Giorgio alla Costa, tempera e oro su tavola di Giotto, che riportò lesioni a causa di una scheggia.

Concessa in prestito dal Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, attualmente chiuso al pubblico, l’opera ha trovato una temporanea collocazione al Museo dell’Opera del Duomo: da pochi giorni è esposta in una delle sale dell’importante istituzione culturale.
Rischiava di rimanere pressoché inaccessibile, racchiusa in un deposito – ha raccontato l’Arcivescovo cardinale Giuseppe Betori, ripercorrendo l’iter che ha portato alla scelta della nuova sede. – Di qui la decisione dell’Arcidiocesi di cercare una collocazione che permetta a tutti di poter ammirare quest’opera giovanile di Giotto e di riconoscere in essa una significativa espressione della fede di questa città verso la fine del XIII secolo. L’immagine di Maria e del Bambino che Giotto propone in questa tavola potrà essere messa in dialogo con le forme della scultura di Arnolfo di Cambio e degli altri artisti che hanno lasciato traccia del loro genio nella nostra cattedrale”.

Per gli storici e critici Madonna di San Giorgio alla Costa apparterrebbe alla prima maturità di Giotto, sebbene permangano divergenze in merito alla sulla datazione: per gli specialisti che considerano il suo stile posteriore a quello sviluppato dall’artista negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi, in Umbria, sarebbe stata eseguita intorno al 1295.
Per Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo, si tratta di un’ipotesi che consente di riconnettere la realizzazione della tavola con l’avvio dei lavori della Cattedrale di Firenze. “Sia la forma gotica dello schienale del trono che l’utilizzo di inserti musivi e modanature di marmo rosa rientrano nel lessico decorativo elaborato da Arnolfo di Cambio, il primo architetto della cattedrale – ha precisato. – Un confronto che la collocazione del dipinto nello spazio del museo denominato ‘Belvedere’, da cui si vede la ricostruzione della facciata arnolfiana, vuole suggerire”.

Interessante e per certi versi singolare anche la vicenda storica di questo capolavoro di Giotto. Per molto tempo, infatti, venne ritenuta perduta. Negli anni Trenta del secolo scorso, alcuni studiosi identificarono questa Madonna col Bambino con la tavola menzionata dal Ghiberti e dal Vasari come opera di Giotto per la chiesa di San Giorgio alla Costa. Manomessa nel primo Settecento per adattarla agli arredi della chiesa in ristrutturazione, nel Novecento la tavola fu trasferita al Museo Diocesano, nella chiesa di Santo Stefano al Ponte a Firenze, edificio anch’esso danneggiato dall’attentato mafioso del 1993. Ora si apre una nuova pagina della sua storia.