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La società americana, vista da Grant Wood

2 marzo 2018

Le due enigmatiche figure – un uomo con il forcone e una donna, sullo sfondo di un’abitazione in legno – ritratte da Grant Wood in American Gothic (in apertura) sono entrate nell’immaginario collettivo, imponendosi tra i soggetti più rappresentativi dell’intera pittura statunitense del secolo scorso.
Realizzato nel 1930, questo dipinto a olio sembra aver conquistato una notorietà persino maggiore del suo autore, al quale finalmente il Whitney Museum of American Art dedica un’antologia aperta fino al 10 giugno.

Curata da Barbara Haskell con Sarah Humphreville, Grant Wood: American Gothic and Other Fables punta a ricostruire in forma esaustiva l’intera produzione dell’artista, inquadrandola nella società del suo tempo.
Nato nello stato dell’Iowa nel 1891, prima di approdare alla pittura Wood intraprese la carriera nell’ambito delle arti decorative, studiando e operando in laboratori artigianali. Con un collega aprì un’attività autonoma, iniziando a ricevere apprezzamenti in particolare per i suoi gioielli e i lavori in metallo, presentati in occasione delle prestigiose mostre annuali di arti decorative dell’Art Institute of Chicago.

Come molti autori coevi, anche Grant Wood subiva il fascino dell’Europa e scelse di trascorrere un periodo tra la Francia e la Germania: un’occasione che gli consentì di proseguire gli studi e conoscere da vicino la pittura fiamminga, il Rinascimento tedesco e le correnti più significative del suo tempo.
Convinto che l’arte dovesse qualificarsi come “un’attività democratica”, accessibile non solo a un’élite, iniziò a concentrarsi sulla pittura al rientro negli Stati Uniti, Paese del quale sarebbe divenuto uno degli osservatori più acuti e uno degli interpreti di maggiore rilievo del cosiddetto regionalismo.

L’intera gamma della sua arte è al centro dell’esposizione ospitata dal museo newyorkese: dai primi oggetti decorativi alle tele di matrice impressionista, fino ai dipinti maturi, ai murales e alle illustrazioni di libri.
La mostra è un’occasione per comprendere il livello di complessità e sofisticazione del suo linguaggio che, “avvolto” in un aspetto bucolico, continua a trasferire agli occhi degli osservatori contemporanei le ansie, le pulsioni spesso represse, il senso di estraniamento e di isolamento della società americana del secolo scorso.