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Dal buddhismo ai manga, gli spettri che infestano l’Asia

8 aprile 2018

I fantasmi hanno popolato l’immaginario asiatico per secoli e, di fatto, continuano a farlo. Un esempio su tutti? Pensate ai mostri che Pac-Man deve evitare nell’omonimo videogioco, pena la perdita di una delle vite a disposizione: spettri, appunto.
In Cina, Thailandia e Giappone – le tre nazioni su cui è incentrata la mostra Ghosts and Hells – the underworld in Asian art, in apertura al Musée du quai Branly di Parigi il prossimo 10 aprile – le creature sovrannaturali sono ben più concrete di quanto sarebbe lecito aspettarsi, data la loro natura “ectoplasmica”.

Dalle stampe di Hokusai ai manga, in effetti, l’esposizione parigina esplora l’onnipresenza di questo particolare soggetto nella produzione culturale asiatica.
Il repertorio di spiriti che vagano nelle foreste, vendicative donne-gatto e vampiri è tanto vasto quante le forme artistiche che alimenta, nel corso del tempo. Perché spettri non si limitano a trovare rappresentazione in oggetti rituali e opere di derivazione religiosa: se è il buddhismo a generare la credenza che l’anima possa trovarsi “in un limbo”, in attesa della successiva reincarnazione, è proprio nell’arte popolare e secolare che i fantasmi finiscono per concretizzarsi.
Non materialmente, d’accordo, ma di certo nelle menti e nei sogni di adulti e bambini di tutto un continente.