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Le Ninfee di Monet e la loro influenza sulla pittura astratta americana

23 aprile 2018

Claude Monet, Saule pleureur, Paris, Musée d'Orsay

Fino al 20 agosto, il Musée de l’Orangerie di Parigi fa da cornice a una rassegna affascinante, che ripercorre la fortuna critica di uno degli indiscussi capolavori di Claude Monet, la serie delle Ninfee, della quale si celebra il centenario. Nymphéas. L’abstraction américaine et le dernier Monet riunisce una selezione di opere che sottolineano l’influenza esercitata da Monet sulle generazioni di artisti d’oltreoceano.

Tutto prese il via nel 1955, quando Alfred Barr introdusse nella raccolta del MoMa di New York una della tavole realizzate da Monet usando come soggetto i celeberrimi fiori acquatici ‒ vittima, tre anni più tardi, dell’incendio divampato nella sede museale newyorkese e approfondito da un episodio della serie Il mistero dei capolavori perduti, in onda su Sky Arte HD. L’impatto di questa “new entry” fu eccezionale, complice l’interesse dimostrato dalla critica del tempo nei confronti delle opere firmate dal pittore nell’ultima parte della sua carriera.

Se Clement Greenberg individuò nei lavori di Monet un chiaro punto di partenza per la ricerca di artisti come Clyfford Still e Barnett Newman, nel 1956 il critico Louis Finkelstein coniò l’espressione “abstract-impressionism” per identificare la pittura di Philipp Guston, Joan Mitchell e Sam Francis, evidentemente ispirata alla poetica di Monet.
Oltre a una serie di opere ultimate da Monet durante la fase matura della sua carriera, la rassegna vede protagonisti i lavori pittorici di Rothko, Clyfford Still, Barnett Newmann, Morris Louis, Philipp Guston, Joan Mitchell, Mark Tobey, Sam Francis e Jean-Paul Riopelle e include un tributo a Ellsworth Kelly, scomparso nel 2015.

[Immagine in apertura: Claude Monet, Saule pleureur (Salice piangente), Paris, Musée d’Orsay]