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Messico e Josef Albers, a Venezia

23 maggio 2018

Josef Albers (1888-1976) Study for Sanctuary, ca. 1941–42 Ink on paper 17 x 22 inches (43.2 x 55.9 cm) The Josef and Anni Albers Foundation X.2016.10933

Mette in luce aspetti poco noti della pratica creativa di una personalità cardine del Novecento la mostra Josef Albers in Messico, allestita, fino al 3 settembre, presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
A finire sotto i riflettori è infatti il rapporto tra l’arte di Albers e le architetture precolombiane, che l’artista ebbe modo di studiare durante i suoi frequenti viaggi in Messico.

Già ospite del Guggenheim Museum di New York, la rassegna porta in Laguna una selezione dei dipinti giovanili di Albers, raramente esposti; opere su carta e un denso corpus di fotografie e foto-collage, molti dei quali mai presentati al pubblico, che Albers realizzò in occasione delle sue visite ai siti archeologici messicani, fin dagli anni Trenta.

Abile sperimentatore di tecniche differenti ‒ dalla pittura all’arte murale, dall’incisione all’architettura ‒ Albers scelse soprattutto la fotografia per immortalare i siti archeologici messicani e sudamericani in genere, dando vita a suggestivi scatti in bianco e nero raffiguranti piramidi, templi e santuari poi raggruppati in immagini multiple e stampati su fogli di cartone, nel solco della serialità che caratterizza il suo intero lavoro.

I collage ispirati all’arte precolombiana rappresentano un essenziale punto di riferimento per le geometrie astratte delle tele di Albers e fanno da apripista alla riscoperta delle antiche tradizioni, osservate dagli artisti contemporanei con un rinnovato senso critico.

[Immagine in apertura: Josef Albers, Study for Sanctuary, ca. 1941–42, The Josef and Anni Albers Foundation]