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Il dialogo tra Paolo Gioli e i capolavori del Museo Poldi Pezzali di Milano

24 giugno 2018

Paolo Gioli - Museo - 1984 - Polaroid su carta da disegno e seta serigrafica

Noto per l’originale poetica perseguita tanto nella fotografia quanto nel cinema, Paolo Gioli è ora protagonista di un’interessante mostra curata da Roberta Valtorta e visitabile, fino al prossimo 10 settembre, al Museo Poldi Pezzoli di Milano.
Interessante perché, oltre alla bravura dell’artista, il percorso espositivo nella casa-museo meneghina permette di ammirare la profondità del dialogo istituito da Gioli con la collezione stessa del Poldi Pezzoli. Le 18 polaroid in mostra – realizzate negli anni Ottanta – sono infatti ispirate e dedicate ad alcuni dei più importanti pittori del Rinascimento.

Il confronto messo in atto da Gioli è tutto giocato sull’opposizione tra discipline più “tecniche” e ad alto tasso di meccanicità, quale può essere la fotografia e il cinema, e l’arte “manuale” del passato. In questo percorso, la polaroid diventa protagonista perché per l’artista rappresenta uno strumento particolarmente duttile e adatto a mettere in evidenza le profonde stratificazioni storiche e linguistiche presenti nell’immagine tecnologica contemporanea.
Gioli, infatti, invece di fotografare direttamente i dipinti dei Maestri con cui entrare in dialogo – da Pollaiolo a Mantegna, da Caravaggio a Raffaello – utilizza le diapositive che proietta poi sui materiali delle polaroid, per poi trasferire i risultati su carta da disegno e seta sarigrafica. Passando attraverso operazioni “meccaniche” (lo scatto, la stampa delle polaroid) Gioli arriva comunque a rendere uniche le sue opere, grazie a una serie di elaborazioni il cui carattere artigianale mette l’autore sullo stesso, ambito piano delle opere originali a cui si è ispirato.


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