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Realtà virtuale ed edutainment per conoscere la storia delle opere d’arte scomparse

3 giugno 2018

Questa domenica, 3 giugno, in occasione della Giornata Nazionale dei Piccoli Musei, il Museo dell’Arte in Ostaggio di Cassina de’ Pecchi – alle porte di Milano – ha presentato due interessanti novità, la Stazione delle Muse e un nuovo allestimento. Obiettivo di entrambi gli elementi è avvicinare il pubblico a una tematica ancora molto attuale, ovvero la perdita di oltre 1500 tesori culturali durante la Seconda Guerra Mondiale, trafugati dai nazisti e mai più ritrovati.
Nato nel 2015 da un’idea del giornalista e scrittore Salvatore Giannella, il MAiO ospita sin dagli esordi una serie di pannelli dedicati che, regione per regione, elencano le opere mai ritrovate.

La trattazione del tema si è ora arricchita della Stazione delle Muse, all’interno del torrione del Cinquecento e negli spazia della Cascina Casale. Si tratta di un progetto indirizzato innanzitutto verso il pubblico dei più giovani, che ricorre alla realtà virtuale e addirittura a un videogioco per sensibilizzare anche i visitatori meno avvezzi a questi argomenti.
Il MAiO Play è, infatti, un vero e proprio videogame multiplayer dove gli utenti si sfidano tra loro all’interno di un ambiente tridimensionale onirico, denso dei frammenti dei principali capolavori trafugati di artisti come Michelangelo, Raffaello, Botticelli. Lo scopo è raccogliere più frammenti in meno tempo possibile, per far uscire dal buio le opere trafugate e proseguire verso la luce di quelle recuperate.
Nell’installazione in realtà virtuale del MAiO Virtual Museum, invece, l’utente ha l’occasione di interagire con i contenuti del Museo in un’esperienza totalmente immersiva.

Frutto del lavoro dello studio d’arte digitale Streamcolors, di Milano, il MAiO ha ora uno strumento ulteriore per raccontare in modo innovativo un tema che tuttora colpisce sensibilmente l’Italia. Il nostro Paese, infatti, subisce una media di 55 furti di opere e reperti ogni giorno: 20mila opere all’anno fanno perdere le proprie tracce, impoverendo il patrimonio collettivo a beneficio di un giro d’affari assolutamente losco e illegale.