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Le sculture organiche di Tony Cragg si fondono con la terra di Sardegna

11 luglio 2018

Nel cuore della Sardegna, il Museo Nivola di Orani (Nuoro) accoglie Tony Cragg. Endless Form, prima mostra in terra sarda di uno dei massimi scultori della scena internazionale contemporanea. Curata da Giuliana Altea e Antonella Camardara e visitabile fino al 30 settembre, la monografica convoglia i lavori dell’artista classe 1949, originario di Liverpool, nei singolari spazi dell’istituzione museale dedicata a Costantino Nivola.

Il museo intitolato a questo autore, figura chiave negli scambi culturali tra Italia e Stati Uniti del secondo Novecento, possiede una collezione permanente di oltre duecento sue opere, tra sculture, dipinti e disegni. Regolarmente ospita appuntamenti espositivi che, in larga parte, analizzano il rapporto fra arte, architettura e paesaggio; lo scorso anno, ad esempio, era stata la volta di Haystacks, con sculture in legno realizzate dall’architetto ferrarese Michele De Lucchi.

Noto per l’incessante sperimentazione su forme e materiali, Cragg espone una selezione di monumentali sculture: opere che si rivelano capaci di prendere possesso di questo spazio e di relazionarsi con le sue qualità peculiari, in primis con la luce naturale. Nel percorso di visita sono inclusi lavori che “appaiono come il risultato di un movimento di rotazione, in altri come l’esito di un accumulo, in altri ancora di tagli e torsioni esercitati sulla materia“. Tra questi, le due alte colonne lignee di Pair, del 2015, o l’esile spirale d’acciaio di Zimt, del 2014, nelle quali lo sviluppo in verticale lancia una sorta di sfida alla gravità.

Presenti anche opere del decennio precedente, come Caught Dreaming, del 2006, e Hedge, ultimata nel 2008, attraverso la quale Cragg riesce a dare vita a  “strutture permeabili alla luce e all’atmosfera“. Prima di acquisire una valenza tridimensionale e di incontrare la materia, è il disegno a generare questi lavori; si attiva così un processo nel quale, “anche se non c’è niente di lineare, ogni cosa genera qualcos’altro. Nel materiale stesso c’è una specie di energia che si auto-propaga e si auto-genera”, come ha sottolineato lo stesso Cragg.