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Pedro Almodóvar fotografo, in mostra con le sue nature morte

7 luglio 2018

Quando la fotografia acquisisce un potere quasi “salvifico”: per il cineasta Pedro Almodóvar – autore di pellicole pluripremiate, tra cui Donne sull’orlo di una crisi di nervi del 1988, Tutto su mia madre del 1999, o La mala educación, del 2004 – fotografare è una “sorta di ansiolitico“, utile per contrastare la depressione e le sue imprevedibili conseguenze.
A dichiararlo è stato lo stesso regista e sceneggiatore in occasione di un’intervista concessa a El Paìs alla vigilia dell’apertura della personale Vida Detenida.

Inaugurata nel corso della rassegna PHotoEspaña e visitabile per tutta l’estate a Madrid – resterà aperta fino al 7 settembre, alla Marlborough Art Gallery – la mostra comprende una serie di scatti di nature morte, realizzati durante le riprese del suo ultimo film Dolor y gloria. Per il vincitore di due Premi Oscar non si tratta propriamente di un debutto in questo specifico ambito artistico, avendo già rivelato una piccola selezione degli esiti di questa sua passione in una precedente rassegna espositiva.
Il titolo di questa seconda personale, corrispettivo spagnolo dell’espressione inglese Still Life, restringe con chiarezza il genere fotografico di riferimento di Almodóvar: ogni immagine ha per protagonista frutta, piante o elementi decorativi della sua casa. La natura morta funge da rappresentazione di “un elemento di calma nel caos quotidiano” e, contemporaneamente, consente al regista di omaggiare figure come Zurbarán, Morandi o Ettore Sottsass, tra i suoi ispiratori.