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Il fascino della velocità, prima dell’avvento dell’automobile

6 agosto 2018

Il superamento dei nostri limiti fisici, attraverso l’impiego di strumenti creati appositamente o con la “collaborazione” di altri esseri viventi, è un obiettivo antico quando la storia dell’umanità. Non fa eccezione l’ambito della corsa, con l’ambizione di raggiungere velocità che le nostre “misere” gambe non sarebbero capaci di raggiungere in modo naturale.
Prima di inventare il motore a scoppio, la ruota non riusciva da sola a fornirci un mezzo di locomozione all’altezza dei sogni di gloria dell’umanità. Ecco allora che, ancora nell’Ottocento, era il cavallo il simbolo della potenza, dell’agilità, dell’eleganza aereodinamica che noi “bipedi” non riuscivamo a eguagliare in solitaria.

Si spiega forse così la fascinazione di molti pittori nei confronti del soggetto delle corse. Tema che ora è al centro di una grande mostra, in corso fino al prossimo 14 ottobre presso il suggestivo Domaine de Chantilly, a circa 40 chilometri da Parigi, già sede del Museo vivente del cavallo.
L’esposizione Painting the Races – Stubbs, Gericault, Degas prende in particolare in esame i tre pittori già annunciati nel titolo, osservando attraverso i loro dipinti la nascita e l’evoluzione di un’iconografia specifica, quella delle corse di cavalli.

Il settecentesco George Stubbs può essere considerato in effetti “il padre” di questo filone pittorico, cui diede inizio grazie alla sua rivoluzionaria rappresentazione del galoppo del cavallo.
Altri artisti, anche più celebri, non tarderanno a seguire e approfondire il solco della nuova tradizione fondata involontariamente da Stubbs. Tra questi, spicca sicuramente il nome del francese Théodore Géricault, che da Londra portò in patria la nuova tendenza. La passione – anche personale – di Géricault per i cavalli e il mondo delle corse è perfettamente illustrato dal capolavoro presente nel percorso espositivo e prestato dal Louvre, intitolato al Derby a Epsom del 1821 (immagine in apertura).
Si resta in Francia anche con il terzo e ultimo autore della “triade” in mostra, Edgar Degas, che ci ha lasciato in eredità un vasto repertorio figurativo dedicato alle corse dei cavalli, spaziando dai disegni agli olii su tela per arrivare fino alla scultura.

I curatori Henri Loyrette e Christophe Donner hanno infine deciso di terminare la loro ricognizione con un ambiente bianco: è sullo schermo candido delle sale cinematografiche, infatti, che l’immagine del cavallo in corsa prende vita, in tutto il suo dinamismo.
Non a caso, questo splendido animale terrà praticamente a battesimo la settima arte, venendo scelto come soggetto preferenziale per molte delle produzioni iniziali: nulla meglio di un prodigio della Natura, insomma, poteva prestarsi a dimostrare i prodigi del cinema e della possibilità di catturare – finalmente! – il segreto di un moto così veloce e possente.