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Il vento è lo strumento da “suonare” a Montréal

12 agosto 2018

Wind Instrument_Étienne Paquette (NFB, PQDS, La Serre)

Ancora una volta, il Quartier des Spectacles di Montréal, in Canada, si apre alla sperimentazione di forme d’arte interattive, dinamiche, che suscitano nel pubblico un’immediata risposta anche fisica. Se nel Natale del 2015 gli spettatori potevano creare musiche dondolandosi in coppia su una serie di altalene luminose, e nel 2017 dirigere un’orchestra di getti d’acqua, quest’estate sono chiamati a suonare con il vento.

Wind Instrument è infatti l’installazione che il prossimo 16 agosto verrà inaugurata nella città canadese, per restare esperibile fino all’8 ottobre: progettata da Étienne Paquette e co-prodotta dal National Film Board of Canada (NFB), dallo stesso Quartier des Spectacles Partnership e da LA SERRE – arts vivants, è un’opera che reagisce alle variazioni acustiche dell’ambiente – e ai contributi dei passanti, naturalmente! – producendo musica.

La città in effetti è uno degli ambienti che più “parla” agli esseri umani che l’hanno creata: quanti suoni provengono dal tessuto urbano, in ogni momento della giornata? E quanto spesso li ascoltiamo davvero?
Costituita da sei tubi di acciaio dall’altezza variabile, Wind Instrument fa uso proprio di questi rumori, costantemente in sottofondo senza che possiamo silenziarli né vogliamo davvero prestarvi attenzione: ricorrendo a frequenze armoniche e ottimizzando i livelli del suono, l’installazione genera una musica piacevole – questa sì! – accompagnata da effetti luministici, in tempo reale.

Una mole notevole, da cui giungono sussurri e mormorii seducenti: potranno mai i passanti non fermarsi davanti all’installazione? Avvicinandosi, saranno così invitati a contribuire loro stessi alla creazione di musica, fornendo a Wind Instrument i suoni primari per “comporre”. Cantare, parlare, anche solo produrre un rumore all’interno del tubo arricchirà il paesaggio acustico di elementi da riutilizzare; offrendo agli spettatori un modo interattivo – e quindi diretto – ma soprattutto poetico per prendere coscienza del nostro ambiente, anche a livello “uditivo”.

 

 


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