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La scultura “rinfrescante” scelta da Peter Fischli per l’estate del MoMA

4 agosto 2018

Peter Fischli and David Weiss. Snowman. 1987/2016. Copper, aluminum, glass, water, and coolant system, 85 7/8 x 50 3/8 x 65″ (218 x 128 x 165 cm). Courtesy Matthew Marks Gallery. © Peter Fischli and David Weiss

 

Se l’estate in una metropoli perennemente affollata come New York si può fare a tratti bollente, per il 2018 il MoMA – Museum of Modern Art ha pensato a un’iniziativa che può fornire allo stesso tempo refrigerio fisico e mentale ai propri visitatori.
Dallo scorso 11 giugno, infatti, l’Abby Aldrich Rockefeller Sculpture Garden è al centro di un programma di iniziative, che spaziano dalla musica dal vivo all’installazione di una mostra curata dall’artista Peter Fischli.

Parte della serie Artist’s Choice, che dal 1989 permette agli autori di curare essi stessi un evento all’interno del MoMA, scegliendo le opere dalla collezione del museo, la mostra a cura di Fischli presenta circa 20 sculture, che nelle intenzioni dell’autore dovrebbero stimolare gli spettatori a rispondere alla domanda iniziale, che dà il titolo alla stessa esibizione:  If Everything Is Sculpture Why Make Sculpture?

Se rispondere non sarà di certo facile, i visitatori potranno in ogni caso godere non soltanto del percorso espositivo, ma in particolar modo di un’opera tra quelle esposte, che visto il caldo potrebbe risultare particolarmente “fresca”.
Stiamo parlando di Snowman, una scultura che in effetti altro non è che un pupazzo di neve, incastonato in una celle frigorifera dai vetri trasparenti. L’opera in mostra è una riedizione, risalente al 2016, dell’originale intervento site-specific firmato dallo stesso Fischli – in collaborazione con il suo partner artistico di sempre, lo scomparso David Weiss – nel 1987.

Realizzato su commissione, da parte di una centrale termica tedesca la cui energia (calda!) paradossalmente manteneva il pupazzo di neve nel suo stato di congelamento perpetuo, Snowman può “essere fatto praticamente da chiunque“, posto che almeno una volta nella vita ci siamo trovati all’aperto al termine di un’abbondante nevicata invernale.
Eppure – ed ecco tornare il paradosso, cifra stilistica dell’indagine poetica di Fischli & Weiss – per preservare il suo stato fisico, sono necessarie competenze e apparati tecnologici non esattamente alla portata di noi comuni “scultori di pupazzi di neve”. La sua condizione raggiunge quindi uno stato di unicità, propria dell’opera d’arte, che invita ancora una volta a riflettere sulle possibilità della scultura di adottare materiali – e persino forme – in ambiti molto più allargati rispetto alla tradizione dei secoli precedenti.

[Immagine in apertura: Peter Fischli and David Weiss. Snowman. 1987/2016. Courtesy Matthew Marks Gallery. © Peter Fischli and David Weiss]