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Quando i Medici di Firenze scoprirono l’arte islamica

7 agosto 2018

Già nel lontano 1487, il mondo occidentale e “l’altra sponda del Mediterraneo” erano in stretto contatto. Anzi, la corte dei Medici e il mondo islamico erano proprio in ottimi rapporti: a testimoniarlo, l’arrivo di una giraffa a Firenze, regalo a Lorenzo il Magnifico da parte del Sultano d’Egitto Qayt Bay. Se adesso l’aneddoto può suonare curioso, pensiamo invece a come dovesse apparire – per la prima volta! – agli occhi dei fiorentini un simile animale: esotico, stravagante, “prezioso” al punto che a rappresentarlo in pittura ci si misero molti artisti, da Vasari e Piero di Cosimo.

Lo scambio tra Occidente e Oriente non riguardava soltanto gli animali. Lo dimostra una grande mostra, in corso fino al prossimo 23 settembre contemporaneamente nelle sedi degli Uffizi e del Museo Nazionale del Bargello: Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento testimonia un fervido dialogo, secolo dopo secolo, tra religioni e culture differenti. Secondo il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, l’esposizione “porta alla nostra attenzione l’importanza fondamentale degli scambi commerciali, ma soprattutto intellettuali e umani, nel bacino mediterraneo e oltre, come mezzo di arricchimento e di pace“.

Firenze, manco a dirlo, costituiva nello scacchiere mondiale una tappa obbligata: il collezionismo mediceo ha nutrito un precoce interesse per l’arte islamica, di fatto anticipando e promuovendo una “fascinazione estetica per l’Oriente che, senza pregiudizi, ha sempre permeato l’arte europea”, per dirla ancora con le parole di Schmidt.
Un esempio si ritrova nei diari di alcuni mercanti fiorentini che, in pellegrinaggio in Terrasanta nel 1384, annotavano sbalorditi che si sarebbe potuto “rifornire” di mercanzia tutto il mondo cristiano, con i manufatti prodotti a Damasco.
In tal senso, la mostra curata da Giovanni Curatola presenta un’esaustiva selezione di esempi: dai tappeti ai vasi “all’azzimina” (cioè ageminati, secondo una lavorazione dei metalli che permetteva di ottenere una decorazione policroma), dai vetri smaltati e i cristalli di rocca fino alle ceramiche a lustro, che noi conosciamo come maioliche perché passavano dalla Spagna e salpavano dal porto di Majorca.

Il nucleo di opere di arte islamica presente a Firenze è davvero vasto, con oltre 3mila manufatti giunti al Museo Nazionale del Bargello sul finire dell’Ottocento, come donazione dell’antiquario di Lione Louis Carrand. Proprio nel museo fiorentino l’esposizione si concentra sull’epoca moderna, quel periodo fondamentale – tra fine XIX secolo e inizio Novecento – per la ri-scoperta dell’arte islamica attraverso un’ondata di nuove ricerche, fondazione di collezioni e allestimenti museali dedicati.
Agli Uffizi, invece, si rintracciano gli scambi e i contatti avuti tra le due civiltà, a partire dai caratteri arabi presenti nelle aureole dei soggetti presenti nell’Adorazione dei Magi, di Gentile da Fabriano, fino ai vetri e ai metalli di fattura islamica che hanno influenzato la tecnica italiana.
Un percorso articolato nel tempo come negli esiti, che testimonia ancora una volta come il Mediterraneo si sia prestato sempre ad avvicinare le culture, invece di separarle.

[Immagine in apertura: Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi, 1423, tempera d’uovo su legno e tela di lino, lamine d’oro e d’argento e lacche trasparenti o colorate, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture]