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Come risolvere l’emergenza abitativa a New York? Ci prova Framlab

16 settembre 2018

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A New York, la crescente difficoltà di accedere al mercato degli immobili in affitto – tra il 2005 e il 2013, l’affitto medio è aumentato di circa il 12%, mentre non altrettanto è salito il reddito medio delle famiglie di affittuari – e la “pressione” esercitata da quanti desiderano stabilirsi nella metropoli statunitense stanno producendo contraccolpi evidenti.
Tra le conseguenze più marcate rientra l’aumento del numero dei senzatetto, che proprio a New York hanno raggiunto i livelli più alti dalla Grande Depressione, negli anni Trenta del secolo scorso. La capacità di garantire assistenza adeguate a queste persone, offrendo loro soluzioni in grado di assicurargli sicurezza e comfort, è messa fortemente in crisi.

Tuttavia la questione abitativa non lascia indifferenti, tra gli altri, i progettisti locali, che sono anzi stimolati ad adoperarsi con interventi specifici. Può essere inserito in questa categoria Framlab, un innovativo studio con sede a Oslo e New York City; fondato da Andreas Tjeldflaat, è attivo in ambiti come urbanistica, design del prodotto e architettura. Un “incrocio” di competenze necessario per affrontare le complesse sfide della società contemporanea – proprio come quella abitativa – mettendo in campo anche competenze avanzate a livello tecnologico.
La proposta messa a punto su questo specifico fronte prevede l’installazione di moduli abitativi a nido d’ape su porzioni di muri esistenti, rimasti vuoti, ovvero privi di funzione e di aperture come finestre o uscite di emergenza. Considerando l’elevato costo del suolo e la sua limitatezza, questa soluzione si basa sullo sviluppo di “lotti verticali”, nei quali è possibile posizionare rifugi temporanei individuali, destinati a quanti ne sono sprovvisti, da incrementare in caso di necessità.


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