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Ercole e il suo mito approdano alla Reggia di Venaria

11 settembre 2018

Testa colossale di Ercole in riposo (tipo Farnese), copia marmorea romana della seconda metà del I secolo a.C. di un’opera di Lisippo risalente al 320/310 a.C. circa., Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig

In parallelo con il cantiere di restauro che sta interessando la Fontana d’Ercole, nei Giardini della Reggia di Venaria, la prestigiosa sede espositiva torinese accoglie un’esposizione che ripercorre la fortuna di uno dei miti più celebri dell’epoca classica.
A partire dal 13 settembre, infatti, sarà possibile visitare Ercole e il suo mito, l’esposizione che ricorrendo a più di 70 opere selezionate analizza un lungo arco temporale – dall’antichità classica fino al XX secolo – impiegando come punto di osservazione il mito pagano, successivamente recuperato dal cristianesimo.

Concessi per l’occasione da istituzioni pubbliche e da collezioni private, i lavori esposti comprendono ritrovamenti archeologici, gioielli, opere d’arte applicata, dipinti, sculture, manifesti, filmati e molto altro ancora.
Un corpus  dunque eterogeneo, dispiegato lungo un percorso che segue un criterio di tipo cronologico a conclusione del quale è posta una sezione “curiosa”. Negli spazi della Reggia di Venezia è stata ricostruita un’ambientazione che evoca un foyer cinematografico degli anni Cinquanta e Sessanta: si tratta di un “espediente” scelto per ricordare come anche la settima arte abbia osservato con interesse la figura di Ercole, elevandolo a protagonista in produzioni di Cinecittà e hollywoodiane, oltre che cartoni animati targati Disney.

Grande spazio è assegnato alle testimonianze archeologiche, che testimoniano l’origine del mito in epoca pagana: dall’Antikenmuseum di Basilea, ad esempio, provengono vasi, anfore, coppe scelti per l’apertura della mostra. Realizzati nella regione greca dell’Attica tra il 560 e il 480 a.C., si caratterizzano per la presenza di rappresentazioni relative ad alcune delle imprese dell’eroe.
Al periodo romano fanno invece riferimento, tra gli altri manufatti esposti, alcune statuette in bronzo o in terracotta e una testa colossale di Ercole in riposo, copia della seconda metà del I secolo a.C. di un’opera di Lisippo.

La fortuna erculea si conferma tale anche durante il Medioevo, subendo tuttavia un profondo rinnovamento: la figura del semidio viene progressivamente associata a quella del Salvatore, come testimoniano opere particolarmente preziose scelte per la mostra.
Tra queste, un cofanetto in avorio, prodotto da una bottega costantinopolitana nella prima metà dell’XI secolo, raffigurante l’eroe che strangola il leone e solleva Anteo. Fanno riferimento all’epoca moderna ventagli, elmi, boccali, coppe, cassoni, opere pittoriche e plastiche eseguite dal Rinascimento in poi.

Da segnalare anche la presenza di un focus dedicato al pittore del barocco genovese Gregorio de Ferrari: sono sue le cinque grandi tele raffiguranti Ercole durante le sue più celebri fatiche, in arrivo alla Reggia dalla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova.

[Immagine in apertura: Testa colossale di Ercole in riposo (tipo Farnese), copia marmorea romana della seconda metà del I secolo a.C. di un’opera di Lisippo risalente al 320/310 a.C. circa., Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig]


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