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Impressionisti e Fauves: l’arte dell’Ottocento nelle collezioni private

12 settembre 2018

Claude Monet, Villas à Bordighera, 1884

Alcuni grandi capolavori, e innumerevoli opere “minori” che non per questo mancano di pregevoli qualità estetiche, sono difficilmente visibili al pubblico. Questo, perché i musei e gli enti pubblici non sono gli unici soggetti presenti nel mondo dell’arte: molte opere sono custodite all’interno di collezioni private, che solo in caso di specifiche mostre vengono magari prestate al museo organizzatore.

Lo sa bene il team operante al Musée Marmottan Monet di Parigi, le cui collezioni – a cominciare dal primo fondo mondiale dedicato alla produzione di Claude Monet – sono in effetti interamente costituite da donazioni da parte di collezionisti privati. Proprio quest’ente si interroga ora circa il ruolo svolto da questi soggetti: quanta parte hanno mecenati e amanti dell’arte, nella storia della creatività?
A rispondere all’interrogativo pensa la mostra Collections privées : un voyage des impressionnistes aux fauves, che sarà inaugurata il prossimo 13 settembre per restare aperta al pubblico fino al 10 febbraio 2019.

62 lavori, tra dipinti, disegni e sculture provenienti da collezioni private d’Europa, Stati Uniti e Sud America, ricostruiscono un percorso storico-artistico che ricalca di fatto quello compiuto dall’arte in Francia, fino agli inizi del Novecento.
L’esposizione prende avvio infatti dall’Impressionismo, con paesaggi, nature morte e vedute di Maestri del calibro di Monet, Renoir, Pissarro, Degas e Caillebotte. Le istanze artistiche subito successive sono invece rappresentate da una serie di rari interventi di Seurac, Signac e persino Van Gogh.  Sul fronte della scultura non mancano Camille Claudel e Rodin, mentre il filo della storia dell’arte si dipana ulteriormente per giungere ai Nabis, fino all’avanguardia espressionista dei Fauves quali Matisse, Derain, Vlaminck.

[Immagine in apertura: Claude Monet, Villas à Bordighera, 1884]