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La fine di Pompei? Sarebbe avvenuta a ottobre, non agosto

18 ottobre 2018

Pompei

Prosegue il percorso del Grande Progetto Pompei, l’ambizioso piano che tra riqualificazione della vasta area del sito campano, stabilizzazione dei fronti e altri interventi continua a restituire tracce del passato e importanti testimonianze delle precedenti campagne di scavo, tra cui quelle condotte in epoca borbonica.
In questi giorni, a riaccendere i riflettori sull’antica città romana, la cui esistenza cessò per effetto della rovinosa eruzione del Vesuvio, è stata la singolare iscrizione rinvenuta, insieme a rilevanti resti, in una delle due dimore di pregio riportate all’antico splendore. Su entrambe le abitazioni, situate nella Regio V di Pompei, sono stati condotti interventi di manutenzione e messa in sicurezza, i cui esiti sono stati rivelati all’inizio della settimana.

In particolare, la nota stampa diffusa dagli organi ufficiali dello stesso parco archeologico in merito alla conclusione dei lavori che hanno riguardato la Casa di Giove, caratterizzata da pitture di I stile e raffigurazioni musive, e la Casa con giardino, dotata di “splendide megalografie“, riporta un dato che non è passato inosservato: un’iscrizione che permette di desumere l’esatta datazione del noto evento distruttivo. La scritta a carboncino “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]“, tornata alla luce per opera degli archeologici, ha riacceso il dibattito tra gli specialisti sulla possibilità che l’eruzione sia avvenuta a ottobre e non ad agosto, come a lungo ritenuto.
Datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre, la scritta è infatti traducibile con la frase “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato” e sarebbe stata impressa nella settimana precedente l’avvenimento.

Il Ministro Bonisoli, che ha visitato le due dimore nei giorni scorsi, a riguardo ha dichiarato: “Siamo qui al Parco Archeologico di Pompei per presentare una scoperta straordinaria avvenuta nell’ambito dei nuovi cantieri di scavo: un’iscrizione che cita la data del 17 ottobre del 79 d.C., a supporto di quelle teorie che sostengono che l’eruzione del Vesuvio possa essere successiva al 24 agosto. Ma quello che mi preme sottolineare, oltre l’eccezionale valore scientifico e storico-artistico dei ritrovamenti, è ciò che i nuovi scavi rappresentano, ossia l’eccezionale competenza del nostro Paese. Essa nasce dall’impegno costante delle strutture statali – del MiBAC – nella ricerca così come nella tutela, dal lavoro d’equipe interdisciplinare e di alta specializzazione che viene portato avanti con la collaborazione delle Università italiane e internazionali, dall’utilizzo di tecnologie estremamente avanzate.”


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