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Un viaggio virtuale da Palmira a Parigi

8 ottobre 2018

Mimmo Jodice, Palmira, Tetrapilo, 1994

Palmira e Aleppo, in Siria; Mosul, in Iraq; Leptis Magna, in Libia: sono i 4 luoghi al centro del nuovo progetto espositivo dell’Institut du monde arabe di Parigi. Riconosciuti come Patrimonio Mondiale UNESCO, da alcuni anni questi siti sono entrati prepotentemente nella cronaca internazionale, conquistando le prime pagine dei giornali, a causa dei drammatici scenari politici e sociali dei Paesi nei quali sono situati.

Le loro straordinarie bellezze architettoniche, come nel caso delle città di Mosul e Aleppo, e il loro rilievo archeologico, documentato in particolare dalle rovine di Palmira e di Leptis Magna, meritano di essere conosciuti e tramandanti alle prossime generazioni, anche perché offrono una testimonianza tangibile del multiculturalismo delle civiltà del Medio Oriente.
Nonostante i saccheggi subiti, i danneggiamenti spesso ingentissimi, gli atti di distruzione portati avanti, è necessario che l’unicità di questi siti non venga definitivamente messa a tacere dai colpi inferti dall’uomo e dai conflitti di questi ultimi anni. Tenere accesi i riflettori sulla loro salvaguardia e protezione è importante tanto quanto ricordare che in queste terre si sono susseguite civiltà diverse – persiana, greca, romana, araba -, tutte degne di essere conosciute, studiate, ricordate.

Nell’impossibilità di raggiungere fisicamente queste destinazioni, a causa dell’instabilità dell’area, la mostra ricorre a proiezioni a schermo gigante e ad immagini ad alta definizioni dando l’opportunità ai visitatori di addentrarsi in tali territori, aprendo gli occhi della comunità internazionale sulle condizioni attuali dei siti.
Sarà anche possibile “viaggiare indietro nel tempo“, poiché la ricostruzione virtuale in altissima definizione di edifici pubblici, abitazioni private e complessi archeologici, resa possibile grazie al contribuito di aziende del settore e di specialisti, ricostruisce le diverse fasi edificatorie e le evoluzioni.

Dal racconto dei tormenti del loro recente passato fino all’analisi delle stratificazioni storiche, la mostra parigina non dimentica neppure il contributo delle donne e degli uomini che hanno lavorato incessantemente, nella protezione di questi tesori architettonici e artistici.

[Immagine in apertura: Mimmo Jodice, Palmira, Tetrapilo, 1994]