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La video arte ambientalista di Diana Thater, al Guggenheim Bilbao

4 dicembre 2018

Diana Thater A Runaway World, 2017 Installation for two video projectors, two media players, and Altuglas Visio screens. 182.9 x 325.1 x 325.1 cm Courtesy the artist and David Zwirner, New York/London/Hong Kong

Con Diana Thater: A Runaway World, il Museo Guggenheim Bilbao conclude il ciclo espositivo che nel corso di quest’anno ha dedicato alla video arte e ai suoi protagonisti. Fino al 18 marzo, la Film & Video Gallery del museo spagnolo accoglie i lavori dell’artista californiana, classe 1962, che da oltre due decenni conduce un’indagine a cavallo tra la dimensione naturale e quella tecnologica.
Curata da Manuel Cirauqui, la mostra dimostra come i lavori di Thater, considerata una pioniera dell’installazione video e dell’applicazione di nuove tecnologie nel settore delle immagini in movimento, dialoghino con alcune fasi salienti della storia dell’arte, dall’impressionismo all’arte minimalista, misurandosi anche con i temi più urgenti della cultura contemporanea.

Tra questi rientra la questione ambientale, con particolare riguardo per i cambiamenti generati dalle attività umane sulle condizioni di vita delle specie animali, presa in esame in tre opere incluse nel percorso espositivo.
In Radical as Reality (2017), ad esempio, l’artista ha seguito Sudan, l’ultimo maschio vivente delle specie di rinoceronte bianco che all’epoca delle riprese viveva nella riserva di Ol Pejeta Conservancy; proprio nel marzo scorso, è stata resa nota la notizia della sua scomparsa.
In A Runaway World, sempre del 2017, Thater ha osservato una mandria di elefanti nel loro habitat naturale, sulle colline del Kenya. A unificare le due opere è il medesimo “sguardo distante”, scelto dall’artista per invitare gli spettatori a prendere coscienza dell’esistenza di queste creature sul nostro stesso pianeta e della loro imminente scomparsa.
Un altro aspetto ricorrente nei suo lavori riguarda l’uso dello spazio, che risulta “modellato” da luci ed effetti cromatici, non solo dalle proiezioni.

[Immagine in apertura: Diana Thater, A Runaway World, 2017. Courtesy the artist and David Zwirner, New York/London/Hong Kong]


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