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Steve McCurry a Bologna per la Prima Biennale della Cooperazione

3 dicembre 2018

Steve McCurry, Peshawar, Pakistan, 1984

Afghanistan, India, Birmania, Tibet, USA, Ecuador, Paraguay, Etiopia, Europa: sono alcuni dei territori attraversati da Steve McCurry nell’arco della sua carriera. Gli incontri avvenuti in queste terre sono stati resi immortali dal fotografo attraverso vari reportage, pubblicati su prestigiose riviste, e con i suoi celeberrimi ritratti. 40 tra questi sono esposti a Bologna, a Palazzo Accursio, fino al 6 gennaio 2019 in occasione della Prima Biennale della Cooperazione.

Curata da Biba Giacchetti e da Sudest57, con Monica Fantini e Fabio Lazzari, la mostra Una Testa, un Volto. Pari nelle Differenze intende offrire ai visitatori un’occasione di riflessione sul tema della discriminazione, in un’ottica di superamento di stereotipi e pregiudizi. L’obiettivo è infatti salvaguardare il patrimonio delle differenze tra le culture nel mondo.
Per perseguirlo, gli organizzatori hanno scelto anche uno speciale layout espositivo: le fotografie di McCurry, alcune delle quali inedite, saranno esposte su strutture antropomorfe in ferro battuto, ideate dallo scenografo Peter Bottazzi, proprio come “fossero persone in cammino all’interno della Sala e della Cappella Farnese“.

Pluripremiato – per quattro volte si è aggiudicato uno dei riconoscimenti assegnati dal World Press Photo – e autore di immagini divenute iconiche, McCurry è stato insignito, proprio in occasione dell’apertura della mostra bolognese, del riconoscimento Colomba d’oro internazionale. Il premio è stato conferito, da parte dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, nell’ambito di Colombe d’oro per la pace; all’artista che nell’arco di quasi tre decenni ha documentato la vita quotidiana di alcune delle più remote – e complesse – aree del pianeta è stato conferito per “la competenza del professionista e l’ispirazione dell’artista nel mostrare la natura umana attraverso le immagini, con un’autenticità e un’immediatezza che sono raramente raggiunte dalla parola parlata e scritta. Le sue fotografie, scattate ai quattro angoli del pianeta nei territori devastati dai conflitti mostrano una straordinaria capacità di catturare l’anima e raccontare le storie dei soggetti incontrati, attraverso un uso consapevole e accorto dello strumento fotografico”, indica la motivazione del premio.


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