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Il Minimalismo, tra Asia e Occidente, trova casa a Singapore

4 gennaio 2019

Olafur Eliasson 1997. Monofrequency lamps. Dimensions variable. © Olafur Eliasson

Con Minimalism: Space. Light. Object. la National Gallery Singapore e l’ArtScience Museum, a Singapore, propongono ai loro visitatori un’ampia e accurata ricognizione incentrata sulla minimal art. Fino al 14 aprile 2019, le due istituzioni culturali ospitano la prima grande rassegna dedicata a questo influente movimento artistico del secolo scorso dell’intero sud-est asiatico.
Distribuite nelle rispettive sedi, le oltre 150 opere esposte ricostruiscono la storia di una corrente rivoluzionaria, la cui influenza si estende nella scena contemporanea, continuando a ispirare forme di produzione artistica e professionisti attivi su scala globale.

Fissando come proprio “pilastro teorico” l’idea di un modo di vivere l’arte secondo nuove modalità – a partire dal considerare l’osservatore come elemento necessario all’arte per essere vista – e intercettando le grandi domande sul ruolo dell’arte che attraversarono gli anni Sessanta, densi di cambiamenti sociali, la minimal art “spronò” gli artisti verso forme alternative di manipolazione della materia, verso altri modi di percepire e gestire lo spazio. Un processo nel quale anche la spiritualità e la filosofia di matrice asiatica rivestirono un proprio ruolo.

Riunendo insieme circa 80 voci, attive in questo specifico ambito a partire dalla metà del Novecento, la mostra precisa appunto la natura dei rapporti tra questa corrente e il continente asiatico. Come ha infatti osservato Eugene Tan, direttore della National Gallery di Singapore, “mentre il minimalismo ha avuto un impatto significativo sul design contemporaneo e sullo stile di vita in Asia, il suo rapporto con l’arte nella regione è stato meno ben compreso. Questa mostra esaminerà la relazione tra il minimalismo e l’arte in Asia. (…) La mostra inoltre esaminerà le connessioni e l’eredità che questo importante movimento ha sugli artisti contemporanei.
A emergere è dunque un fenomeno globale, denso di connessioni e richiami tra vari luoghi del mondo.

Distinti i registri scelti  per le due sedi coinvolte: alla National Gallery prevale la presentazione del movimento e la sua evoluzione, a partire dagli anni Cinquanta ai giorni nostri; all’ArtScience Museum vengono approfonditi alcuni aspetti chiave, tra cui le ricerche condotte sul fronte del colore.
Al fine di offrire al pubblico un’esperienza davvero immersiva nell’universo del minimalismo, la mostra è accompagnata da un multiforme programma di spettacoli e iniziative, messo a punto per dimostrare la straordinaria influenza di questo movimento sulla musica, sulle arti performative, sul cinema, sulla letteratura, sul design e sulla moda.

[Immagine in apertura: Olafur Eliasson, Room for one colour, 1997 © Olafur Eliasson]


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