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Palazzo Strozzi e il Bargello celebrano Verrocchio, il Maestro di Leonardo

7 marzo 2019

Andrea del Verrocchio (Firenze, 1435 circa -Venezia, 1488) Madonna col Bambino 1470 o 1475 circa, tempera e olio

Non era mai accaduto che Andrea del Verrocchio venisse omaggiato da un’ampia retrospettiva, in grado di restituire la complessità della sua figura e l’ampiezza della sua produzione. Accade, finalmente, nella città in cui si svolse gran parte del suo percorso artistico e umano: a Firenze, dove dal 9 marzo Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello – quest’ultimo sede di una sezione speciale – accolgono Verrocchio, il maestro di Leonardo.
Curata da due tra i maggiori esperti di arte del Quattrocento – Francesco Caglioti e Andrea De Marchi – la mostra analizza la figura dell’artista che fu “Maestro di tutti“, grazie all’eccellenza della sua bottega e alla capacità di raggiungere altissimi risultati in numerose arti. Prototipo del genio universale e straordinario sperimentatore, viene considerato come la “quintessenza della Firenze di Lorenzo il Magnifico“, la cui atmosfera sembra essere riportata alla luce da un progetto espositivo senza precedenti. In occasione di questo evento unico, Sky Arte ha scelto di realizzare il documentario Verrocchio, il maestro di Leonardo, il cui trailer è inserito nel percorso di visita.

Aperta fino al 14 luglio prossimo, la mostra riunisce oltre 120 opere – tra dipinti, sculture e disegni – molte delle quali concesse da prestigiose sedi museali internazionali. Organizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington D.C. – dove verrà riallestita, a partire dal 29 settembre – Verrocchio, il maestro di Leonardo è compresa nel palinsesto delle celebrazioni promosse a 500 anni dalla scomparsa di Leonarda da Vinci.
Il rapporto tra i due è testimoniato dalla presenza di sette opere dell’artista e scienziato toscano, tra cui alcune mai esposte prima d’ora in Italia: è il caso dello studio Braccia e mani femminili, concesso da Sua Maestà la Regina Elisabetta II.
Cuore della retrospettiva è la figura di Verrocchio, variamente definito nei documenti giunti fino a noi: fu “orefice”, “dipintore”, “architettore”, “scarpellatore”, “intagliatore”, “lapidarius”, “marmorarius”. Una pluralità di competenze e di abilità che gli consentì di divenire un riferimento non solo per la generazione di artisti da lui stesso formata, ma anche oltre Firenze e negli anni a seguire. Celebrato dai contemporanei, estese il suo raggio di influenza anche in Umbria e a Roma, grazie ad allievi dei suoi allievi, come Raffaello e Michelangelo.

La grande esposizione fiorentina ha costituito l’occasione per avviare un’importante campagna di restauri: nel complesso, sono state 14 le opere che hanno beneficiato di interventi specifici e di indagini scientifiche.
Delle 11 sezioni della mostra, due sono allestite al Bargello, museo che ospita, tra gli altri lavori, anche il capolavoro bronzeo Incredulità di San Tommaso. Tra le collaborazioni attivate con altre istituzioni culturali fiorentine si segnalano quelle con l’Opera di Santa Maria del Fiore e con l’Opera Medicea Laurenziana, che custodiscono capolavori inamovibili di Verrocchio.

La mostra è centrata su un artista, ma è al tempo stesso l’affresco di un’intera epoca. Si dipana secondo un filo cronologico (…) – hanno sottolineato i due curatori. – Il contrappunto costante fra opere plastiche e disegni, fra dipinti e marmi, ha l’ambizione di offrire un banco di prova per i filologi, e al contempo di regalare a un pubblico vasto la suggestione polifonica prodotta da un maestro talentuoso e sperimentatore come pochi, davvero universale“.

[Immagine in apertura: Andrea del Verrocchio, Madonna col Bambino, dettaglio, 1470 o 1475 circa, Gemäldegalerie der Staatlichen Museen zu Berlin]


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