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Al British Museum, l’amore e la paura secondo Edvard Munch

9 aprile 2019

Edvard Munch (1863-1944). Jealousy II, 1896. © The Trustees of the British Museum

Con Edvard Munch: love and angst il British Museum interrompe un’assenza durata ben 45 anni. Era infatti da così tanto tempo che l’artista scandinavo risultava assente dalla programmazione espositiva del Regno Unito.
Una lacuna cui la prestigiosa istituzione londinese pone ora fine con la mostra organizzata in collaborazione con il Munch Museum di Oslo, che per l’occasione ha concesso 50 stampe. La condizione umana, indagata dall’artista nella sua complessità e molteplicità, viene scandagliata dalle oltre 80 opere presentate in questa mostra, che non rinuncia a gettare nuova luce sull’intera produzione dell’autore norvegese.

Scomparso nel 1944, è considerato come una “risposta nordeuropea” a Vincent van Gogh, ma anche come un antesignano dell’espressionismo: si deve a Munch uno dei volti più inquietanti e tormentati della storia dell’arte internazionale.
L’intensità emotiva del celeberrimo L’urlo, del 1893, è riverberata attraverso i decenni, senza necessità di spiegazioni o analisi. Il dipinto sembra infatti in grado di “parlare da solo”, condizione che lo ha reso un simbolo universale dell’angoscia umana. Nello stesso tempo, riflette una condizione profondamente intima dell’artista, che rifiutò la rigida educazione luterana per perseguire uno stile di vita non convenzionale.

Viaggiando attraverso l’Europa, affamato di nuove esperienze, Munch è stato un osservatore di un mondo e di un assetto sociale sul punto di cambiare, nel quale la rapidità dell’evoluzione sarebbe stata annientata dal primo conflitto globale.
In bilico tra le tentazioni della vita bohémienne e alcune tumultuose relazioni sentimentali, l’artista viene indagato da questa mostra anche in relazione alle figure e alle teorie che influirono sulla sua formazione e sulla sua produzione: Max Klinger, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud e Henrik Johan Ibsen furono tra i suoi “punti di riferimento”.

Visitabile fino al 21 luglio, la mostra londinese si sofferma anche sulle tecniche innovative introdotte da Munch, tra cui l’uso audace del colore, interpretato come una modalità per restituire la mutevolezza dell’animo umano e un indice della sua “modernità”.
Nel percorso di visita, infine, sono incluse anche le matrici originali di tre sue iconiche stampe: si tratta di pezzi rari, che non sono mai stati presentati prima d’ora nel Regno Unito.

[Immagine in apertura: Edvard Munch (1863-1944), Jealousy II, 1896 © The Trustees of the British Museum]


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