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La prima mostra italiana dedicata alla ballerina Isadora Duncan

13 aprile 2019

Plinio Nomellini, Gioia, 1914. Tav. LXXIX, Catalogo Seconda Secessione Romana, 1914, Roma. Archivio Nonellini

Con la mostra A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia, al via il 13 aprile a Firenze nelle sale di Villa Bardini e al Museo Stefano Bardini, si riaccendono i riflettori su una delle figure leggendarie del balletto mondiale. L’influenza della danzatrice statunitense, scomparsa nel 1927, il suo carisma e la carica innovatrice della disciplina, dovuta alla sua ricerca, sono al centro del percorso espositivo curato da Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi.

Significativa è l’attenzione che questo progetto espositivo riserva al rapporto tra la Duncan e le arti figurative italiane, come testimoniano le circa 170 opere esposte, eseguite tra gli altri da Rodin, Previati, Cambellotti, Boccioni, Depero, Severini, Casorati, Campigli, Sironi, Raphaël, Gio Ponti. Nel percorso di visita sono affiancate da testimonianze relative alle arti decorative, da abiti e ceramiche, documenti e fotografie inedite.
Un corpus dunque eterogeno che condurà i visitatori indietro nel tempo, alla scoperta del peculiare legame della danzatrice, annoverata tra le precorritrici della “danza moderna”, con l’Italia. Duncan si esibì nei teatri Armonia di Trieste e Costanzi di Roma; fu amica di Eleonora Duse e frequentò a lungo Firenze, anche grazie alla lunga permanenza dello scenografo inglese Edward Gordon Craig, uno dei suoi compagni.

L’esposizione intende ricordare anche le novità introdotte da Duncan nella danza, con particolare riguardo per la sua volontà di svincolare questa disciplina dai condizionamenti sociali, accompagnata dall’esaltazione di modelli tratti dal mondo archeologico e classico. Una posizione che si traduce nella scelta di rinunciare a corsetti stretti e punte di gesso a favore di abiti leggeri e dei piedi nudi, per ripristinare il contatto energetico con la terra.
A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia, che resterà aperta fino al 22 settembre, “si inserisce nel percorso di valorizzazione e, in molti casi, di conoscenza, del legame tra la nostra città e grandi figure del passato, nelle varie espressioni artistiche“, ha precisato Jacopo Speranza, Presidente della Fondazione Bardini e Peyron.

[Immagine in apertura: Plinio Nomellini, Gioia, 1914. Tav. LXXIX, Catalogo Seconda Secessione Romana, 1914, Roma. Archivio Nonellini]


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